Busto, la demenza raccontata con una rivista: «Così aiutiamo malati e famiglie»

BUSTO ARSIZIO – Il messaggio è chiaro: «Nessuno resta solo». A Casa di Bartolo Aps – associazione che sostiene le persone con demenza e, in particolare, le loro famiglie e i caregiver che ogni giorno affrontano le difficoltà legate all’assistenza – lancia un nuovo progetto, accanto alle attività e ai servizi promossi in tutto il territorio. Si tratta di Un sorso di cura, la prima edizione di una rivista gratuita, patrocinata dall’amministrazione comunale di Busto Arsizio e dedicata al mondo della demenza: pensata per raccogliere storie, testimonianze e competenze, offrendo uno spazio di condivisione, informazione e vicinanza.

«Nessuno è solo»

A Casa di Bartolo Aps nasce dall’esperienza personale di Stefania Verderame, Oss e presidente dell’associazione. Ha trasformato il percorso vissuto accanto al padre Bartolo, affetto da Alzheimer giovanile, in un progetto. E proprio lei, al fianco dell’assessore ai servizi sociali Paola Reguzzoni, questa mattina – 9 settembre – ha presentato l’iniziativa della rivista. «Nasce come una sfida», ha detto. «Ci sono tante persone che devono affrontare le difficoltà della demenza. E noi vogliamo sensibilizzare e fare conoscere questo aspetto a quelle persone che vivono in queste condizioni o a tutti coloro che vogliono essere d’aiuto». Dunque, «abbiamo voluto creare una rete. E la rivista deve dare la possibilità di portarsi a casa qualcosa, avere gli strumenti giusti per affrontare queste situazioni». Guarda il video:

Così Reguzzoni: «È un progetto che abbiamo deciso subito di sposare». Già, perché l’associazione «non si occupa non solo del malato, ma dell’intero nucleo famigliare. Perché sono malattie che, alla fine, includono anche i parenti». E ancora: «Mi piace pensare che si muovono più categorie, dal terzo settore al volontariato fino all’ente pubblico». Con un obiettivo: «Non far sentire solo chi pensa di esserlo. Ecco, deve sapere che non è solo». Ha concluso: «C’è ancora da lavorare molto, soprattutto bisogna agire sull’accettazione della diagnosi. Come ultimo atto della filiera di supporto a questo tipo di malattia».

Il progetto

Il progetto, dunque, si articola in quattro uscite da settembre 2026 a giugno 2027. Alla base c’è, appunto, la consapevolezza che la cura non coinvolga esclusivamente la persona con demenza, ma l’intero nucleo familiare. «L’assistenza quotidiana, soprattutto quando viene svolta a domicilio, può infatti incidere significativamente sulla vita dei caregiver, determinando stanchezza, difficoltà emotive e una progressiva riduzione degli spazi personali», recita una nota diffusa a margine della presentazione. «Per questo, accanto all’assistenza alla persona, assumono un ruolo fondamentale l’ascolto, l’orientamento, il sostegno psicologico e la possibilità di poter contare su una rete di supporto». In quest’ottica, «A Casa di Bartolo promuove e coordina una serie di servizi e collaborazioni: dall’assistenza domiciliare al supporto alle famiglie e ai caregiver, dal sostegno psicologico alla stimolazione cognitiva, fino ai servizi di trasporto, all’aiuto nelle commissioni quotidiane, ai servizi a domicilio e a piccoli interventi di manutenzione e adattamento dell’abitazione. A queste attività si affiancano anche occasioni di socialità e convivialità, importanti per contrastare l’isolamento e favorire relazioni di comunità». Un’attenzione particolare è rivolta alle piccole necessità della vita quotidiana, «che possono diventare difficili da gestire quando una famiglia si trova ad affrontare un percorso di demenza. Proprio da questa attenzione nascono alcune delle collaborazioni sviluppate dall’associazione con le realtà del territorio, tra cui la lavanderia Valestiraexpress che offre il servizio di ritiro e riconsegna della biancheria a domicilio e il panificio Frangipane, che realizza il Biscotto di Bartolo, un’iniziativa che unisce socialità, valorizzazione del territorio e sostegno alle attività dell’associazione, nello spirito del progetto comunale Cresciamo insieme».

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