BUSTO ARSIZIO – Si spengono due vetrine nel “salotto” di piazza Santa Maria, il cuore commerciale di Busto Arsizio. Nei giorni scorsi hanno chiuso definitivamente i battenti la profumeria Naïma e il negozio di abbigliamento Spazio64, esattamente di fronte al santuario della Madonna dell’Aiuto e a pochi metri di distanza l’uno dall’altro. «È un segnale preoccupante, che a Busto fa il paio con la sofferenza di via Cardinal Tosi» per la presidente del comitato commercianti centro cittadino Sarah Leoni. «Ma è una tendenza “macro”, che tocca persino Milano».
Le chiusure
Ci sono storie e motivazioni diverse dietro alle due attività che hanno abbassato la saracinesca: Spazio64 già da mesi aveva ventilato la volontà di gettare la spugna, mentre Naïma è una catena nazionale (ha preso il posto della storica profumeria Borgonovi) che compie scelte su livelli diversi da quelli locali. E ci sarebbero già dei possibili subentri all’orizzonte dopo l’estate. Ma la quasi simultanea chiusura di due negozi nella piazza che sta più a cuore ai bustocchi fa decisamente rumore, anche perché arriva a meno di un anno da una pedonalizzazione (quella di via Cavallotti e via Bramante) coraggiosa ma che non tutti hanno digerito. E rappresenta un campanello d’allarme da non sottovalutare.
I fattori della crisi
Lo sa bene la presidente dei commercianti del centro Sarah Leoni: «Sono momenti non facili per i negozi di vicinato – ammette – pressione fiscale alle stelle, volumi in contrazione in tutti i settori, stipendi fermi al palo con le famiglie che devono scegliere se andare in vacanza o fare shopping, sono tutti fattori che, insieme agli affitti degli spazi commerciali, pesano su quelle attività non di nicchia che non si rivolgono ad un clientela alto spendente. A Busto abbiamo problemi e criticità di cui parliamo da tempo, dai parcheggi all’illuminazione, ma purtroppo il problema è più esteso, se pensiamo che a Milano tra il 2023 e il 2024 hanno chiuso 500 attività al dettaglio». E la presidente del CCCC non vede nella pedonalizzazione un fattore determinante: «So di qualche negozio che ha recuperato nuovi clienti e quindi ha avuto un beneficio, e di qualcun altro che ha registrato una diminuzione dell’attività perché aveva una clientela che preferiva il parcheggio vicino al negozio». Effetti che si compensano, insomma. Ma che non sempre compensano la crisi del piccolo commercio.
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