BUSTO ARSIZIO – «Qualcuno ora dovrà chiarire». In effetti, attorno al neo assessore Matteo Sabba, promosso nella giunta di Busto Arsizio con il recente rimpasto, è nato un giallo.
Una autorevole fonte (che chiede l’anonimato) pone un dubbio sulla compatibilità dell’esponente della lista del sindaco Antonelli rispetto al nuovo incarico e, soprattutto, rispetto agli anni in cui ha svolto il ruolo di consigliere comunale. Una questione tutt’altro che formale, a quanto pare, piuttosto di merito rispetto alle norme che vietano a un rappresentante istituzionale di partecipare alla gestione di società o imprese la cui attività è regolata da convenzioni con l’ente pubblico, in questo caso il Comune di Busto Arsizio.
Dimissioni si o no?
Secondo la ricca documentazione presentata, Sabba avrebbe gestito il parco Comerio di via Magenta e il relativo chiosco pur essendo presidente, all’inizio, della società BB 3.0-La tribù di Busto Grandi e, successivamente, come socio amministratore di un’altra società, la Caravan Snc di Incorvaia Melissa & C., subentrata, a quanto risulta, alla BB 3.0. Tutto regolare? Rispetto a quanto dichiarato dal segretario comunale, Domenico D’Apolito, durante la seduta consiliare del mese di gennaio 2022, Sabba “ha provveduto con nota protocollo del 24 novembre 2021 (…) a rassegnare le dimissioni sia da presidente del distretto urbano del commercio (Duc, ndr) sia dall’associazione BB 3.0 a far data dal 25 novembre 2021”. In altri termini, l’attuale assessore avrebbe rimosso il profilo di incompatibilità rilevato a seguito della sua elezione a consigliere comunale, inducendo l’assemblea civica a deliberare di conseguenza in suo favore.
Cambio di qualifica il mese scorso
Il problema nasce con l’estratto del Registro delle imprese della Camera di Commercio che, in data 29 ottobre 2024, indica Matteo Sabba ancora come presidente del consiglio direttivo della stessa società. Domanda: si era dimesso dalla BB 3.0 all’indomani della sua elezione a Palazzo Gilardoni oppure no? Con quali prove documentali ha comunicato al segretario D’Apolito d’aver ottemperato alle norme in materia di incompatibilità? Sono state effettuate verifiche in merito? Come se non bastasse, sempre dalle visure della Camera di Commercio (registro delle imprese), risulterebbe che l’assessore Sabba avrebbe avuto la qualifica di socio amministratore della Caravan Snc, subentrata, nel 2023, alla BB 3.0 nella gestione del chiosco del parco Comerio. Un incarico che avrebbe tenuto fino al 2 ottobre di quest’anno, cioè in contemporanea con la nomina di assessore, passando da socio amministratore a semplice socio. Scontata la rilevanza della coincidenza temporale.
Chi chiarisce?
Sin qui, in estrema sintesi, il percorso del rapporto professionale tra Matteo Sabba e l’ente pubblico. Iniziato con la manifestazione di interessi di Agesp Attività Strumentali, sulla base di quanto demandato da una deliberazione comunale, del maggio 2018 e con l’aggiudicazione della gestione del parco pubblico Comerio alla BB 3.0-La tribù di Busti Grandi nel mese di luglio dello stesso anno. Se le carte dicono la verità, e salvo prove contrarie, lo scenario che scaturisce è quanto meno foriero di imbarazzi. E pone una serie di domande. La prima, la più importante, come ha potuto un consigliere comunale, in rapporti professionali con l’ente municipale, gestire l’attività di un parco pubblico? Se non fosse accertata la regolarità di tutte le procedure, comprese le ultime correzioni di ottobre del suo ruolo all’interno della Caravan Snc, verrebbe clamorosamente a mancare il rapporto di fiducia, sia con il Municipio sia con la cittadinanza. Con l’aggravante dell’attività di commerciante di Matteo Sabba, delegato dal sindaco proprio al Commercio, un incarico istituzionale che apre una questione di opportunità politica in relazione al possibile conflitto d’interessi.
I controlli della polizia locale
A ciò si aggiunge la notizia di controlli estivi e di successive sanzioni della polizia locale ai gestori del chioso del parco Comerio per una serie di presunte inadempienze. A completare il quadro d’insieme, Sabba è casualmente anche l’assessore delegato alla polizia locale. «Ci sfugge qualcosa – commenta la nostra fonte – mai come adesso occorre chiarire. In caso contrario, chi di competenza tragga le conclusioni del caso». Pronti, afferma il nostro interlocutore, a chiamare in causa l’autorità giudiziaria nell’eventualità che nessuno, a Palazzo Gilardoni, sentisse l’obbligo di risolvere il dilemma giuridico amministrativo politico. E anche etico.
