BUSTO ARSIZIO – Disagio giovanile, un questionario per mappare i giovani del territorio. Lo hanno predisposto gli esperti dell’associazione Lampi Blu: già 1085 le risposte già arrivate, pari a circa il 10% della popolazione tra gli 11 e i 24 anni di età, la cui analisi servirà a delineare una fotografia di come i giovani vivono la città e quali sono i loro bisogni e i loro problemi. «Da utilizzare per la programmazione dei servizi per i prossimi anni» rivela l’assessore all’inclusione sociale Paola Reguzzoni. «Invierò il report personalmente all’assessore regionale al welfare Elena Lucchini perché Busto può essere un ottimo campione per le politiche regionali».
L’indagine
Lo «screening del disagio», promosso dall’assessorato all’inclusione sociale, si sviluppa con un’indagine conoscitiva volta a rilevare sia le abitudini di vita, le relazioni sociali e le eventuali situazioni di disagio della popolazione giovanile di Busto Arsizio. Si tratta di un’iniziativa nata nell’ambito del progetto di contrasto e prevenzione del disagio giovanile elaborato dal tavolo prevenzione, uno dei quattro avviati sul tema del disagio giovanile a seguito dei fatti di cronaca successi in città nei primi mesi del 2025. L’indagine è stata realizzata dall’associazione Lampi Blu tramite un questionario – rigorosamente anonimo – da circa 100 domande, rivolto agli alunni delle scuole medie e superiori cittadine autorizzati dai genitori a partecipare al progetto. Ne sono già stati compilati (online, a scuola) ben 1085, ma le scuole possono ancora aderire fino a fine anno scolastico.
Le aspettative
I dati che verranno restituiti, sottolinea l’assessore Reguzzoni, «saranno suddivisi per fasce d’età per garantire l’anonimato ma soprattutto per non rischiare di ragionare su una differenziazione di ceto sociale. Perché sono problemi trasversali, anche se non penso ci sarà grande differenza tra i vari quartieri». Dalla mappatura, l’assessore si aspetta di dare una svolta alla prevenzione del disagio giovanile: «Spendiamo milioni di euro in tutela minorile nell’emergenza, ma fare prevenzione sul sentiment di casi conclamati e attenzionati non basta. Dare uno strumento, anche alle famiglie, sugli orientamenti della nuova generazione è fondamentale, perché la prima prevenzione si fa proprio in famiglia». Tanto che dopo l’estate gli esiti dell’indagine verranno messi a disposizione anche delle famiglie, oltre che di Regione Lombardia, nella speranza che «i bandi sul disagio possano essere orientati sulla base della mappatura dei bisogni reali».
I promotori
«Duplice» l’obiettivo che si è posta Alessandra Locati, di Lilliput APS, coordinatrice del tavolo prevenzione, di cui fanno parte 23 realtà del terzo settore: «Fare rete tra le associazioni, come primo passo per rispondere ai bisogni dei ragazzi, e intercettare i bisogni. Facendo da collante tra scuola e famiglie». Il questionario, fa sapere Davide Mantovan, esperto di sicurezza di Lampi Blu, «non punta a concentrarsi sull’emergenza ma ad intercettare il bisogno quando emerge. Perché la ricetta non si può scrivere senza aver fatto la diagnosi. E le ricette dei nostri tempi oggi non valgono più». Inoltre, «è uno strumento al servizio della città per sapere come i suoi giovani vivono la città, a tutto tondo, non un’analisi criminologica». La sociologa di Lampi Blu Simona Tozzi ci crede fortemente: «Questo progetto può creare connessione tra i disagi e l’offerta delle associazioni presenti sul territorio». Non resta che attendere i risultati dell’analisi.
Le domande
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Background personale e familiare. Domande su: età; situazione familiare; convivenza con genitori o altri, presenza di fratelli/sorelle.
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Profilo e abitudini. Domande su: come viene trascorso il tempo libero; pratica sportiva; uso di smartphone, PC, tablet e console; tempo passato online; videogiochi preferiti; fumo; alcol; droghe; psicofarmaci; gioco d’azzardo; uscite serali e orari di rientro.
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Relazioni e socialità. Domande su: presenza di amici; amicizie online o dal vivo; frequenza delle relazioni sociali; relazioni sentimentali; esperienze Sessuali; età del primo rapporto sessuale.
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Disagi relazionali. Domande su eventuali; violenze fisiche; violenze psicologiche; abusi sessuali; maltrattamenti. Gli ambiti analizzati sono: famiglia; scuola; sport e tempo libero. Si chiede inoltre: chi ha commesso la violenza; se la vittima ha chiesto aiuto; perché eventualmente non lo ha fatto; se sono intervenuti sanitari o forze dell’ordine.
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Disagi personali e psicologici. Domande su: tristezza; rabbia; paura; isolamento; autostima; rapporto con se stessi disagio adolescenziale. ess, Sono presenti anche domande riguardo: pensieri violenti, comportamenti aggressivi autolesionismo; cyberbullismo; violenze online; revenge porn; ricatti e minacce sul web.
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Disturbi alimentari. Domande su: rapporto con il cibo; paura di ingrassare; abbuffate; vomito autoindotto; diete; consulti con nutrizionisti o specialisti.
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Conoscenza dei servizi di supporto. Domande su: conoscenza delle associazioni di aiuto; modalità con cui sono state conosciute; utilizzo di servizi di supporto; ricorso a psicologi o servizi sanitari.
Intercettare il disagio prima che si palesi: a Busto percorsi psicologici gratuiti da Lilliput
busto arsizio disagio giovanile – MALPENSA24
