BUSTO ARSIZIO – Il quartiere di Beata Giuliana incredulo dopo i tre fermi disposti a carico di Elvis Simoni, albanese di 33 anni, Valentina Peroni, 36 anni, e Emanuele Paganini, 38 anni, questi ultimi marito e moglie, eseguiti proprio nel quartiere bustocco dagli investigatori della squadra Mobile di Milano, guidati da Alfonso Iadevaia e Francesco Giustolisi e coordinati dal pm di Monza Marco Santini, per l’omicidio di Hayati Aroyo.
Tre fantasmi
Nella palazzina dove tutti e tre vivevano in un unico appartamento i vicini li conoscono a stento. Che fosse accaduto qualcosa di grave lo hanno capito quando, nella notte tra giovedì 18 e venerdì 19 settembre, hanno visto le macchine della polizia. Nessun sospetto, anzi nel quartiere praticamente i tre non li conosceva quasi nessuno. Una vita molto sotto tono quella vissuta a Busto Arsizio, saluti frettolosi con i vicini quando qualcuno del trio li incontrava sulle scale e nulla più. Nessuno avrebbe mai immaginato che Simoni, Peroni e Paganini potessero essere i presunti killer di Hayati Aroyo, 62enne italo-turco trovato carbonizzato il 23 luglio scorso in un appartamento a Sesto San Giovanni, dopo essere stato massacrato con 30 coltellate. Nessuno sapeva che la coppia avesse alle spalle precedenti per truffa, mentre il 33enne era conosciuto alle forze di polizia per reati collegati all’immigrazione clandestina.
I siti di incontri e i festini
A preoccupare inizialmente gli inquirenti c’era il fatto che la vittima fosse il cognato del boss della mafia turca Hüseyin Saral, ucciso a Crotone vent’anni fa. Al momento dell’agguato mortale avvenuto il 31 gennaio 2005, Hayati Aroyo era al volante dell’auto. Le indagini hanno però rapidamente chiarito che quella pista era da escludere. L’accaduto andava indagato nell’ambito delle frequentazioni personali del 62enne. Gli investigatori sono arrivati dunque a quei siti di incontri che il 62enne frequentava ricostruendo anche i festini a base di cocaina che lui stesso ospitava e che, stando a gli inquirenti, anche i tre fermati non disdegnavano. Secondo l’inchiesta il trio acquistava anche cocaina dalla vittima.
Trappola a tre
Attraverso l’analisi di tabulati telefonici e video di telecamere di sorveglianza gli investigatori sono arrivati ad isolare i sospetti. Peroni la sera dell’omicidio aveva preso appuntamento con il 62enne che le aveva anche fatto un bonifico per pagare il taxi. Era una trappola architettata con i tre complici, una volta in casa la 33enne riceve un messaggio da Simoni che le chiede di distrarre il turco e aprirgli la porta. La donna esegue, la prima coltellata raggiungerà Hayati Aroyo al petto. Finito con gli altri 29 fendenti il 62enne è stato quindi messo sul letto, cosparso di candeggina e poi bruciato nel disperato tentativo di cancellare ogni traccia. Mentre questa accadeva Paganini, secondo gli inquirenti in accordo con i due complici, era all’esterno dell’appartamento a fare da palo.
Le carte di credito e la sala slot
I tre hanno però commesso un grave errore: con le carte di credito della vittima hanno cercato di fare degli acquisti in esercizi commerciali vicini a casa loro e hanno giocato anche in una sala slot. Scattato l’alert per l’uso abusivo delle carte, le immagini delle telecamere acquisite dalla Mobile hanno consentito l’identificazione della donna e i tabulati suoi, del marito e dell’abanese hanno fatto il resto. Quest’ultimo ha anche fatto davanti al pm di Monza delle ammissioni. Il movente, secondo quanto ricostruito dall’indagine, risiederebbe nel forte astio provato dai tre nei confronti della vittima che aveva conservato un video hot della donna con un uomo estraneo alla vicenda, i tre temevano potesse diffonderlo. Tra i vari messaggi subito dopo il delitto ne spicca uno di Simoni a Peroni: «Avevo paura di provare pietà ma non l’ho provata. Quando guardavo era per vedere se provavo qualcosa, ma nulla».
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