Ucciso a Sesto San Giovanni con 30 coltellate e bruciato, tre arresti a Busto

SESTO SAN GIOVANNI – Avevano paura che diffondesse un video hot, così hanno spiegato dopo il fermo. Per questo motivo lo hanno ucciso e hanno dato alle fiamme il cadavere. È una storia di violenza efferata quella ricostruita dagli investigatori dietro all’omicidio di Hayati Aroyo, 62enne italo-turco trovato carbonizzato il 23 luglio scorso in un appartamento a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano. La polizia, coordinata dalla procura di Monza, ha fermato tre persone: due uomini di 38 e 33 anni e una donna di 36, accusati di omicidio aggravato, rapina aggravata, incendio e distruzione di cadavere. Tutti e tre sono residenti a Busto Arsizio, il 38enne, italiano, e la 36enne, sono marito e moglie.

Chi sono i fermati

I tre fermati sono Elvis Simoni, 33 anni, albanese, con precedenti, il presunto esecutore materiale dell’omicidio,  Valentina Peroni, 36 anni e amante del 33enne, e Emanuele Paganini, 38 anni, marito di quest’ultima. I tre vivevano insieme nella stessa casa a Busto Arsizio. Simoni e Paganini sono in carcere a Busto, Peroni è detenuta a Milano. Di mezzo ci sarebbero anche siti di incontri e droga.

Omicidio da Busto a Sesto San Giovanni

L’allarme scattò nelle prime ore del mattino, intorno alle 3 e 40, quando i vigili del fuoco, allertati per un incendio in un appartamento al piano terra di via Fogagnolo, fecero la macabra scoperta. Una volta domate le fiamme, i soccorritori trovarono un corpo semicarbonizzato sul letto. Fin dalle prime battute, gli investigatori della Polizia di Stato e della Scientifica di Milano hanno sospettato che non si trattasse di un tragico incidente. La vittima, lo avrebbe accertato l’autopsia, era stata colpita da 30 coltellate prima che il corpo fosse dato alle fiamme. L’autopsia avrebbe poi confermato l’ipotesi più agghiacciante: l’uomo era stato colpito da oltre venti fendenti prima che il suo cadavere venisse dato alle fiamme in un disperato tentativo di cancellare ogni prova.

La pista giusta

Nei giorni successivi, gli inquirenti hanno avviato una meticolosa ricostruzione. Hanno scoperto che l’appartamento in questione era in subaffitto a uno studente fuori sede, che al momento del delitto si trovava in vacanza. Non è stato difficile, per gli investigatori, capire che la vittima, che aveva aperto la porta al suo assassino, era stata attirata in quella che si sarebbe rivelata una trappola mortale. A distanza di quasi due mesi, le indagini condotte dalla Sezione Omicidi della Squadra Mobile di Milano hanno imboccato la pista giusta. L’analisi incrociata di tabulati telefonici, immagini di telecamere di sorveglianza e intercettazioni ha permesso di identificare e tracciare i tre presunti responsabili individuati a Busto Arsizio. L’indagine ha permesso di ricostruire non solo gli spostamenti dei tre, ma anche il profondo astio che li avrebbe spinti a pianificare il delitto. Il movente? Il timore che la vittima diffondesse un video hot della donna.

Omicidio a Busto, c’è un fermo per l’accoltellamento di Davide Gorla

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