Omicidio Busto, lunedì l’autopsia sul corpo di Gorla. Regge il movente economico

BUSTO ARSIZIO – Sarà eseguita lunedì 30 giugno l’autopsia sul corpo di Davide Gorla, commerciante di 64 anni, ucciso a coltellate nel tardo pomeriggio di mercoledì 25 giugno nel suo negozio di via Milano a Busto Arsizio. L’omicida l’ha colpito soprattutto al collo, l’autopsia fornirà indicazioni più precise non solo sulle cause del decesso ma anche sul tipo di arma utilizzata per l’omicidio. Un coltello, ma di che ti tipo? Un fermacarte? Individuare l’arma è importante. Per capire se l’assassino abbia portato una lama con sè oppure l’abbia trovata sul posto improvvisando.

Nessun bonifico

Emanuele Mirti, 50 anni, di Castellanza, è intanto stato fermato per l’omicidio del 64enne. Interrogato questa mattina, 28 giugno, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al Gip Stefano Colombo. A Busto si rincorrono mille voci, ma gli inquirenti parecchie certezze le hanno già acquisite. Come il possibile movente che ha natura economica, per chi indaga. Gorla era il padrone di casa di Mirti, gli affittava cioè l’appartamento in viale Lombardia a Castellanza dove il 50enne viveva. 50enne che, secondo i primi riscontri, sarebbe stato in arretrato con gli affitti accumulando un debito di circa 10 mila euro. Mirti, questo debito, non l’aveva coperto: gli inquirenti hanno infatti trovato sì la ricevuta di un bonifico da 7mila euro circa, da Mirti a Gorla, ma è datata giugno 2024. E’ vecchio di un anno o quasi, insomma. E quindi Mirti non ha di fatto cercato di coprire il presunto debito un’ora prima dell’omicidio, così come si vociferava. Il movente economico resta quindi in piedi: il debito per gli affitti in arretrato c’era ancora ed era esoso.

Che rapporto c’era?

Che i due si conoscessero è pacifico, visto che la vittima affittava casa al presunto killer. Quale grado di frequentazione il rapporto avesse, invece, non è dato saperlo. O meglio al momento da quanto emerge il rapporto tra Gorla e Mirti sembrerebbe superficiale. I due non avrebbero mai vissuto insieme. E Gorla non frequentava l’appartamento di Mirti, almeno stando ai vicini di casa che conoscevano l’uno e l’altro ma non li avrebbero mai visti insieme.

Mirti dal canto suo si professa innocente. A suo carico ci sono diverse immagini registrate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza che vanno, però, contestualizzate. Lo mostrano mentre cammina per strada. Poi ci sono i testimoni che hanno dato una descrizione del tutto simile dell’uomo visto entrare ed uscire dal negozio al momento dell’omicidio. Per l’avvocato difensore del 50enne ci sono incongruenze negli indizi a carico dell’uomo. L’autopsia, ma certo anche i rilievi della Scientifica, potrebbero dare qualche elemento in più. Mentre l’arma del delitto, che potrebbe dipanare parecchi dubbi, ancora non si trova.

busto omicidio gorla mirti – MALPENSA24
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