Busto piange il pilota gentleman Edoardo Lualdi Gabardi. Su Ferrari 76 vittorie

Foto di Carlo Franchini su Pinterest (a sinistra) e di Scuderia Sant'Ambroeus

BUSTO ARSIZIO – Si è spento all’età di 94 anni nella sua abitazione in città Edoardo Lualdi Gabardi, il pilota-gentleman di Busto Arsizio. Industriale tessile, è stato pilota privato Ferrari negli anni d’oro tra il ’50 e il ’70: specialista delle cronoscalate, firmò un record leggendario di 37 vittorie su 37 gare disputate tra il 1962 e il 1965, poi nel 1972 fu costretto al ritiro dalle corse dopo un grave incidente. Enzo Ferrari lo stimava molto e ne rispettava la discrezione. Un altro grande bustocco che se ne va. Non ha retto alla scomparsa della moglie Nalda Colombo, avvenuta appena due settimane prima.

Chi era

Erede di una dinastia di industriali tessili di Busto Arsizio, Edoardo Lualdi Gabardi era figlio di Angelo Battista Lualdi e di Edvige Gabardi: aveva solo cinque anni quando i genitori furono coinvolti in un grave incidente automobilistico in Austria, in cui la madre morì e il padre sopravvisse solo per pochi anni. Era nipote dell’omonimo Edoardo Gabardi, cittadino benemerito, benefattore e proprietario della splendida villa di via Mameli sciaguratamente demolita dopo la sua morte. Lualdi Gabardi è stato l’archetipo del “pilota-gentiluomo”: schivo, elegante e velocissimo. Legato a Enzo Ferrari da una stima reciproca e silenziosa, ha segnato l’epoca d’oro del motorsport tra gli anni ’50 e ’70, correndo rigorosamente da privato con una gestione magistrale: acquistava le auto, vinceva e le rivendeva per finanziare il modello successivo.

L’epopea

Erano gli anni del boom economico e de “Il sorpasso”, ma «chi vinceva di più su Ferrari era Edoardo Lualdi Gabardi», come scrive il giornalista Danilo Castellarin nel libro “Volanti e Tornanti” dedicato proprio all’epopea del pilota gentleman bustocco, emblema di «una stagione ottimista e un po’ ingenua, dove tutto sembrava possibile, anche lo sbarco sulla luna». Il suo palmarès conta 83 vittorie assolute, di cui 76 su Ferrari. Specialista di cronoscalate e circuiti, tra il 1962 e il 1965 firmò un record leggendario: 37 successi su 37 gare disputate. Dal debutto su una Fiat Topolino alla Mille Miglia del 1950 fino alla Ferrari Dino 206S, sfidò monumenti del calibro di Alberto Ascari, Juan Manuel Fangio e Stirling Moss. La sua carriera resta il perfetto connubio tra pragmatismo imprenditoriale e un talento purissimo, capace di dominare l’asfalto senza mai cercare i riflettori.

La leggenda

La sua ultima gara, a bordo di un’Osella, fu nel 1972 la Castell’Arquato-Vernasca, dove ebbe un bruttissimo incidente sul rettifilo di Lugagnano. «Il più grande pilota automobilistico che abbia avuto Busto Arsizio – lo ricorda Alfio Crespi, segretario del Moto Club Bustese – vinse centinaia di gare soprattutto nelle cronoscalate. Vanta 83 vittorie assolute di cui 76 ottenute con le Ferrari più belle di sempre. In termini numerici ha vinto più gare di Schumacher». Una leggenda. «Era uno dei pochi piloti privati che poteva contare sulle auto che il Commendator Ferrari gli vendeva» aggiunge la Scuderia Sant’Ambroeus di Milano.

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