Rivolta in carcere a Busto, scattano le denunce. E il Sappe chiama Meloni

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La casa circondariale di Busto Arsizio

BUSTO ARSIZIO – E’ dimesso in nottata il giovane detenuto ferito dall’esplosione di una bombola a gas durante la rivolta scoppiata intorno alle 17 di ieri, giovedì 24 ottobre, nel carcere di Busto Arsizio. Il giovane è stato colpito da una scheggia ad una palpebra e ha riportato ustioni di primo grado ad una mano, come confermano fonti sanitarie. Fortunatamente le lesioni non sono gravi o permanenti.

Situazione sotto controllo

«La situazione è tornata sotto controllo – spiega la direttrice della casa circondariale di via per Cassano Maria PitanielloSi è trattato di un’occupazione. Anche i danni sono contenuti». La rivolta è scoppiata nella Terza Sezione della struttura detentiva partita dalle lamentele manifestate proprio dal giovane rimasto ferito dall’esplosione della bombola a gas (di quelle dai fornelletti da campeggio) da un anno in attesa di una risposta alla sua richiesta di trasferimento a Brescia per essere più vicino ai famigliari. Pochi istanti e la sezione è stata praticamente occupata. E qualcuno ha lanciato la bombola a gas.

Ennesimo episodio

Ne è nato un incendio, il giovane che aveva dato il via alla protesta ha cercato di spegnere le fiamme. A quel punto la bombola è esplosa ferendolo. Ora spetterà alla Polizia Penitenziaria ricostruire l’accaduto, identificare chi ha preso parte all’occupazione e con quale ruolo facendo scattare, gioco forza, le denunce del caso una volta completati gli accertamenti. Quello di ieri è l’ennesimo episodio violento che si verifica nel carcere di Busto. La spia di un malessere tra incendi, proteste e aggressioni agli agenti della polizia penitenziaria su cui pesa anche la detenzione di reclusi con problemi psichici e comportamentali (che dovrebbero essere detenuti in altri tipi di strutture) e come da mesi ormai denuncia il Sappe, il principale sindacato della Polpen, che parla di «situazione insostenibile».

Escalation di violenza in un anno

Alfonso Greco, segretario per la Lombardia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che racconta quanto avvenuto nelle ultime ore: «Dopo la sommossa di ieri pomeriggio, in cui sei detenuti hanno messo fuoco una delle Sezioni lanciando bombolette del gas da campeggio, questa mattina ulteriori disordini hanno interessato il carcere. Appare quasi un disegno preordinato, mentre un detenuto in sezione 32 (“detenuti violenti”) appiccava il fuoco in cella perché voleva essere trasferito in sezione ordinaria, costringendo la polizia penitenziaria ad evacuare la sezione per evitare che gli altri detenuti potessero intossicarsi con i fumi che avvolgevano il reparto; in isolamento un altro detenuto al rientro dal cortile passeggio cercava di aggredire un collega. Il poliziotto si è salvato grazie all’intervento di altri colleghi che hanno bloccato il soggetto». Il Sappe denuncia che «da un anno a questa parte, l’istituto di pena bustocco sta vivendo un’escalation di eventi critici e di attacchi alla polizia penitenziaria. Vani si sono rilevati i tentativi di mantenere l’ordine interno con l’aumento delle attività quale forma di mezzo per la  de-escalation delle tensioni. i detenuti, invece ne approfittano per muoversi liberamente in istituto e creare con maggiore semplicità e coinvolgimento tensione e attacchi all’istituzione».

Situazione inaccettabile

Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, «questo è l’inaccettabile scenario quotidiano in cui opera il Corpo di Polizia Penitenzia. Così non si può andare più avanti: è uno stillicidio continuo e quotidiano. Le carceri sono in mano ai delinquenti”. Nelle carceri della Nazione, e della Lombardia in particolare, alcune delle quali le ho visitate nei giorni scorsi, serve forte ed evidente la presenza dello Stato, che non può tollerare questa diffusa impunità, e servono provvedimenti urgenti ed efficaci!», prosegue il leader del Sappe. Che torna a fare appello ai vertici lombardi e nazionali dell’Amministrazione penitenziaria per un incontro urgente: «per ristabilire ordine e sicurezza, attuando davvero quella tolleranza zero verso quei detenuti violenti che, anche in carcere, sono convinti di poter continuare a delinquere nella impunità assoluta, ma anche per programmare urgenti riforme strutturali non più rinviabili come l’espulsione dei detenuti stranieri, la riapertura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, la previsione che i tossicodipendenti scontino la pena in comunità e, soprattutto, il potenziamo dell’organico del Corpo di Polizia Penitenziaria alla luce dei prossimi annunciati pensionamenti».

Intervengano Meloni e Nordio

E il leader del Sappe si appella direttamente al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «Io chiedo al presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni ed al Guardasigilli Carlo Nordio di assumere con urgenza tutele concrete per gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria di fronte ai problemi sempre più complessi del sistema penitenziario della Nazione; servono tutele, garanzie funzionali e nuovi strumenti che migliorino il nostro servizio, come le bodycam ed il taser per potersi difendere dai detenuti violenti nonchè nuove tutele legali».

busto rivolta carcere – MALPENSA24

 

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