Busto, 14enne violentata in via Vercelli: l’aggressore condannato a sei anni

BUSTO ARSIZIO – E’ stato condannato a sei anni di carcere il 21enne di origine nordafricana residente a Rozzano arrestato il 14 aprile scorso in flagranza di reato per lo stupro di una ragazzina di soli 14 anni avvenuto in via Vercelli a Busto Arsizio. La sentenza di primo grado, con rito abbreviato (e quindi con pena scontata di un terzo), pronunciata nel pomeriggio di oggi, mercoledì 21 gennaio, dal Gup del tribunale di Busto Arsizio Anna Giorgetti. Il Gup non è stabilito alcuna provvisionale. L’eventuale risarcimento è da stabilirsi in sede civile.

Accolta la richiesta del Pm

Il giudice per l’udienza preliminare ha accolto in toto la richiesta del pubblico ministero Massimo De Filippo che ha contestato al 21enne anche l’ulteriore aggravante di aver commesso la violenza con l’uso di alcolici. A nulla sono valsi i video prodotti a discarico dalla difesa dell’imputato girati praticamente durante la violenza. Il primo alle 16, il secondo, a distanza di un “buco temporale” di oltre due ore, alle 18.50. Quest’ultimo filmato, tra l’altro, mostra la giovanissima vittima che implora pietà e chiede aiuto. 

50 giorni di prognosi

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti i due si erano conosciuti sui social. Un corteggiamento virtuale che aveva visto il 21enne fare il carino, tutto complimenti e simpatia, sino a quando non era arrivato l’incontro faccia a faccia. Dopo un giro in città il 21enne aveva convinto in qualche modo la ragazzina a imboccare via Vercelli, strada buia e pochissimo frequentata alle spalle della stazione ferroviaria delle Nord. E lì si era consumata la violenza, la vittima era stata costretta a ceffoni ad ingollare super alcolici, poi l’abuso e altre botte, tanto da spaccarle gli occhiali. Le grida d’aiuto dell’adolescente erano state colte da una residente che aveva chiamato il 112. Quando gli agenti del comando di Polizia Locale erano arrivati sul posto avevano trovato il 21enne ancora addosso alla vittima. Per lui erano scattate le manette, la ragazzina era stata portata in ospedale. La prognosi per lei era stata di 50 giorni.

Il difficile percorso della vittima

Il 21enne si è sempre dichiarato innocente spiegando che il rapporto era consensuale. Oggi la difesa ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto. «La mia assistita – spiega l’avvocato di parte civile Stefania Gennaro – Non era in aula alla lettura del dispositivo. Non volevamo causarle un altro trauma vista la presenza dell’imputato. La ragazza sta infatti poco a poco, attraverso un percorso lungo e difficile, cercando di elaborare l’accaduto». I difensori del 21enne valuteranno ora l’eventuale ricorso in Appello.

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