Cairate, i messaggi di Caglioni prima dell’omicidio: «Sto andando, ti aggiorno»

Andrea Bossi e alcune immagini di carabinieri in via Mascheroni

BUSTO ARSIZIO – «Sto andando, ti aggiorno». Poche parole nel messaggio inviato alla fidanzata da Michele Caglioni, il 22enne arrestato insieme a Douglas Carolo, 23 anni, per l’omicidio di Andrea Bossi, poco prima che l’assassinio del 26enne si consumasse nell’appartamento di via Mascheroni a Cairate dove la vittima viveva.

I messaggi di Caglioni

Bossi fu assassinato con una coltellata al collo nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 2024. Il medico legale ha fissato l’ora del decesso intorno a mezzanotte e 40. La sera del 27 gennaio, poche ore dopo il delitto, c’è un altro messaggio del 22enne alla fidanzata: «Ho camminato un botto, sto cercando di metabolizzare». Il telefono della giovane è stato sequestrato insieme a quello dei due imputati, comparsi oggi, martedì 15 aprile davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Busto Arsizio presieduta da Rossella Ferrazzi, e a quello della vittima.

La premeditazione

Il dettaglio, emerso nel corso dell’udienza di oggi, è importante perché i due imputati si sono sempre accusati tra loro. Caglioni al Pm Francesca Parola, che ha coordinato le indagini, riferì di non sapere delle intenzioni di Carolo, che aveva una relazione con la vittima, di essere salito nell’appartamento di Bossi a cose fatte e di aver visto il 23enne che sfilava il coltello dal collo della vittima. Carolo, per contro, ha negato di aver ucciso Bossi.

I riscontri scientifici e non solo vanno verso una ricostruzione diversa. Il Pm, infatti, ha contestato ad entrambi gli imputati l’aggravante della premeditazione anche sulla base della testimonianza resa dalla fidanzata di Caglioni che disse come in realtà i due ragazzi avessero un piano per uccidere il 26enne sottraendogli bancomat e carte di credito anche torturandolo se necessario salvo voi poi bruciarlo in un camper. I due messaggi di Caglioni, uno poco prima dell’omicidio – sto andando là – l’atro qualche ora dopo – devo metabolizzare – potrebbero dare concretezza alle dichiarazioni della ragazza.

Due persone in casa

Che in quell’appartamento ci fossero due persone mentre Bossi veniva stordito e ucciso era già stato evidenziato dall’individuazione delle impronte di due diversi tipi di scarpe – un paio di Nike e un paio di Dr. Martens – lasciate nel sangue fresco perso dalla vittima dopo la coltellata. In un cantiere davanti all’abitazione della nonna di Carolo i carabinieri hanno ritrovato – su indicazione di Caglioni – un paio di scarpe appartenenti a Carolo «palesemente sporche di sangue», ha spiegato il militare sentito in aula.

Vittima di un agguato?

E oggi, con la testimonianza degli operanti che hanno analizzato i filmati delle videocamere di Cairate, è ulteriormente emersa un’azione a due. Alle 22.17 c’è un ragazzo che entra nel cancello della palazzina che porta a casa di Bossi. Bossi, tra le 23 e le 23 e 23, esce due volte con l’auto, facendo tre giri per Cairate, e raggiungendo una tabaccheria. Alle 23.20, tre minuti prima che il 26enne rincassasse, una persona con delle scarpe bianche addosso, lo mostrano le telecamere, apre dall’interno il cancelletto che dà accesso alla palazzina dove abita la vittima. Il cancello viene aperto ad un secondo soggetto.

Bossi sarebbe stato aggredito di sorpresa – non provò infatti a difendersi – fu colpito presumibilmente colpito al volto con una pentola e accoltellato al collo: le due azioni sarebbero state eseguite in rapida successione. Una ricostruzione compatibile con la presenza in casa, contemporaneamente, di due persone che avrebbero agito insieme. L’impressione è che Bossi al suo rientro possa essere caduto in un agguato.

Il movente economico

La testimonianza di un’amica della vittima, visibilmente addolorata, ha invece confermato i rapporti tra la vittima e Carolo, con Bossi che spesso e volentieri dava denaro al ragazzo: «Si vedeva che Andrea aveva un sentimento», mentre l’altro sembrava interessato soltanto ai soldi. «Ultimamente Andrea aveva però deciso di non dargli più denaro». Per l’accusa Bossi fu ucciso per 2mila euro, denaro che sarebbe servito a Carolo per risarcire una donna che aveva truffato.

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