BUSTO ARSIZIO – C’erano due persone nell’appartamento di via Mascheroni a Cairate dove Andrea Bossi, 26 anni, fu ucciso nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 2024. Lo dicono le impronte rilevate dai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Varese.
In due dentro l’appartamento
I risultati degli accertamenti sono stati illustrati oggi, martedì 8 aprile, in aula davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Busto Arsizio presieduta da Rossella Ferrazzi (Daniela Frattini a latere) dove è in corso il processo che vede imputati Douglas Carolo, 21 anni, e Michele Caglioni, 22, per l’assassinio del 26enne. I due ragazzi si sono sempre accusati tra loro. Caglioni nell’interrogatorio davanti al pubblico ministero Francesca Parola (oggi in aula con la collega Giulia Grillo), che ha coordinato le indagini, aveva spiegato di essere salito in casa ad omicidio avvenuto vedendo, dall’ingresso, Carolo estrarre il coltello dal collo di Bossi esanime. Carolo ha dichiarato di non essere presente al momento dell’omicidio.
Due diverse paia di scarpe
Gli accertamenti vanno in un’altra direzione. I carabinieri hanno isolato due diversi tipi di impronte di scarpa lasciate negli istanti immediatamente successivi all’accoltellamento, come ha spiegato il maresciallo Michela Ruggieri del nucleo investigativo dei Carabinieri di Varese . Le suole di due tipi di scarpe, un paio di Nike e un paio di Dr.Martens, hanno lasciato impronte complete dopo che chi le indossava ha camminato nel sangue ancora molto fresco. Le impronte erano vicine tra loro e intorno al cadavere di Bossi: l’immagine rimanda a due persone che hanno camminato a lungo vicino al cadavere restando l’una accanto all’altra. Il corpo, del resto, fu spogliato dei gioielli indossati dal 26enne subito dopo l’accoltellamento.
L’impronta digitale di Caglioni
Le impronte delle Nike sono state trovate sulla federa di un cuscino vicino al cadavere, come se qualcuno si fosse pulito sfregando la scarpa e nel disimpegno all’ingresso dell’appartamento. Sempre le impronte delle Nike, inoltre, sono state individuate in entrambe le camere da letto. Mentre quelle dei Dr.Martens in una sola camera. Nella stessa stanza è stata trovata una singola impronta digitale di Caglioni. E’ la sola nell’appartamento. Per l’accusa gli assassini usarono i guanti, dettaglio che se confermato deporrebbe a favore dell’aggravante della premeditazione.
Stordito prima di essere ucciso
Infine secondo il medico legale Bossi morì a causa del fendente al collo. Tuttavia secondo il perito il ragazzo fu colpito al volto probabilmente con un oggetto contundente dalla superficie piatta e larga prima di essere ucciso. Accanto al cadavere fu trovata una pentola, compatibile con il corpo contundente usato per colpire il 26enne. Bossi non si è difeso, probabilmente colto di sorpresa. Sullo sfondo della ricostruzione dell’accusa c’è l’ipotesi che dei due presenti uno avrebbe colpito Bossi, forse per stordirlo o per neutralizzarne una reazione, mentre l’altro lo avrebbe accoltellato. Con un’azione eseguita in rapida successione.
Il padre della vittima
«Non rispondeva alle mie telefonate, quindi sono andato a casa sua per assicurarmi che stesse bene. Quando ho aperto la porta mi si è gelato il sangue». Sono le parole di Tino Bossi, padre di Andrea, che assistito dall’avvocato Davide Toscani, si è costituito parte civile con la madre e la sorella di Andrea, e che è stato sentito oggi come primo teste. L’uomo ha spiegato di aver visto il figlio in mezzo al sangue e di aver chiamato aiuto. Il pm Parola ha chiesto all’uomo delle frequentazioni del figlio. «Mio figlio – ha spiegato il teste – è sempre stato riservato. Sapevo fosse omosessuale e sapevo che aveva avuto storie». Il padre del 26enne ha riferito di un episodio anomalo avvenuto qualche mese prima dell’omicidio: Andrea tornò con un occhio nero e gli occhiali rotti. «Dovetti insistere, non voleva dirmi chi era stato. Alla fine mi disse che era un ragazzo sudamericano. Mi disse solo il nome, Douglas, il cognome non lo fece mai. Mi confidò di non poter denunciare, chi lo aveva colpito aveva già problemi con la giustizia, una denuncia gli avrebbe fatto perdere alcuni benefici di cui godeva». Carolo è stato di fatto sopposto alla messa alla prova, vista la giovane età, per vecchi precedenti problemi giudiziari.
I soldi e la relazione
Il padre di Andrea ha sottolineato che il figlio, che lavorava, non conduceva una vita dispendiosa. Vacanze in Calabria nella casa di famiglia qualche uscita con gli amici. Nulla di stravagante o particolarmente costoso. Eppure, dai conti per l’acquisto, la ristrutturazione e l’acquisto dei mobili dell’appartamento di via Mascheroni, mancavano 5mila euro. «Sul conto di Andrea dopo l’omicidio c’erano 9 euro – ha detto il padre senza bisogno di rendere ancora più evidente l’anomalia della cosa – E qualcuno prelevò dal conto con il bancomat di Andrea 350 euro alle 4.30 del 27 gennaio. Quando mio figlio era già morto».
I vicini di casa
Due vicini di casa del 26enne hanno infine dichiarato di essere “quasi certi” di aver visto Carolo arrivare a casa con Bossi in almeno due occasioni. Secondo l’accusa i due avevano una relazione che Carolo sfruttava per ottenere soldi e regali e Bossi potrebbe aver detto basta.
cairate omicidio bossi – MALPENSA24
