Tra una quindicina di giorni si vota per le amministrative in una manciata di Comuni del nostro territorio, tra i quali Somma Lombardo, Luino e Legnano. Un test che pare abbia una importanza relativa per le segreterie politiche, che, al momento, soprattutto in provincia di Varese, non sembrano concentratissime sull’appuntamento elettorale del 24 e 25 maggio. In effetti, la consultazione ha una rilevanza più che altro locale e, se escludiamo Legnano che però gravita nell’Alto Milanese, l’esito delle urne, qualunque esso sia, non dovrebbe sconbussolare gli equilibri politici del Varesotto. Messi in discussione, questi stessi equilibri, da altre vicende che in questi giorni hanno elettrizzato il contesto politico.
A cominciare dal rimpasto di giunta a Busto Arsizio, inaspettato e sorprendente per il metodo che l’ha caratterizzato: il sindaco Antonelli ha deciso di cambiare in corsa un assessore della Lega con una rappresentante del suo partito, Fratelli d’Italia. Cosa che i salviniani hanno maldigerito e che finirà per ripercuotersi sul futuro dello schieramento, non soltanto a Busto, evidentemente.
Il diktat antonelliano ha subito rinvigorito il confronto per le candidature a sindaco tra un anno nelle tre principali città, Varese, Gallarate e, appunto, Busto Arisizio. Dibattito vivacissimo a centrodestra, con fughe in avanti, velleità di singoli o gruppi, aspettative e desideri che hanno il sopravvento su altre questioni di maggiore o, comunque, di impellente attualità, faccende amministrative concrete rispetto a problemi di assegnazione di posti e poltrone. Le discussioni, per ora informali quanto sostanziali nel merito, vertono sulle bandierine da piantare nei diversi centri che andranno al voto, cioè sui candidati sindaci espressi dai partiti, equamente divisi tra i gruppi che compongono lo schieramento.
Una distribuzione che premi tutti con criteri di pesi e contrappesi politici che non escludano nessun partito della coalizione, anche i minori. Assegnazioni di candidature che saranno però stabilite su base regionale, tenendo conto delle altre città più importanti della Lombardia chiamate alle urne, a cominciare da Milano. Questo per dire che, al momento, non c’è nulla di scontato, se non il fitto chiacchiericcio attorno a nomi anche spendibili ma tutti da verificare.
Vero che Attilio Fontana ha di recente rimproverato il centrodestra varesino per non avere ancora indicato un possibile candidato sindaco alla corsa elettorale della prossima primavera, fretta che fa supporre una preferenza per qualcuno (Luca Marsico?) da blindare il prima possibile. Ma il discorso è leggermente più complesso proprio in funzione di quegli equilibri regionali che sottendono la scelta delle candidature.
Situazione speculare o quasi a sinistra, dove il confronto è tenuto più sottotraccia e, tutto sommato, è (sarebbe) meno complicato rispetto alla compagine avversaria. Ma anche lì, a sinistra, escono già indicazioni su eventuali “sindaci”. In primo piano c’è Varese che ha in agenda la sostituzione di Davide Galimberti, che ha concluso i due mandati a disposizione. A chi tocca prendere il testimone? A un rappresentante di partito (Pd) o a un esterno? E a Busto Arsizio e Gallarate?
La partita è apertissima fin d’ora, quasi dimenticando il test elettorale tra quindici giorni, che nell’economia generale dei partiti locali avrà anche un’importanza minore, ma dal quale si potranno trarre indicazioni sugli orientamenti di un elettorato che guarda agli uomini e alle donne che saranno in campo tra un anno, ma prima dei nomi chiede, anzi, pretende di conoscere a quale futuro amministrativo andrà incontro.
