Candidati sindaco, alleanze e solleone

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Presto per parlare delle candidature a sindaco per le amministrative della primavera 2027 in provincia di Varese, quando si voterà nel capoluogo, a Busto Arsizio e Gallarate? In linea di principio, certo che sì. In concreto, è il tema prioritario di molti politici locali e, manco a dirlo, di noi giornalisti che non perdiamo l’occasione per far sapere che la sappiamo lunga anche in fatto di gossip. Sì, perché al momento si possono fare soltanto supposizioni, sostenute, è vero, dalle chiacchiere dei diretti interessati, cioè i politici, che spesso inzigano, indicano possibili future intese e, naturalmente, buttano lì nomi di eventuali candidati, magari soltanto per vedere l’effetto che fa.

C’è chi ci crede e si infila in suggestive anticipazioni che per ora non godono di controprove e, per questo, valgono quello che valgono, cioè poco. Anche se in quel “poco” si nasconde qualche verità, qualche aspettativa, qualche velleità di chi sgomita già per raggiungere l’obiettivo di diventare primo cittadino o, per chi conosce i movimenti, per essere la prima donna sindaco in una delle tre città principali del Varesotto. Così si mena il torrone senza che vi siano certezze. Più che sui nomi sulle alleanze destinate a proporre e far votare proprio quei nomi. Per esempio, ci sarà ancora il centrodestra tra due anni? Lo schieramento formalmente tiene. Ma a Roma, Forza Italia pone sul tavolo questioni che fanno fibrillare Lega e Fratelli d’Italia, dallo Ius Scholae alla sanità al fine vita, temi cari al Partito democratico, col quale i forzisti dialogano. Cosa accadrà se si dovesse arrivare al confronto in Parlamento?

In sede locale, il partito berlusconiano sostiene la maggioranza di Pd e civici a Villa Recalcati, una situazione anomala rispetto al contesto generale nelle città della provincia. Con quali prospettive? Bella da dire, anche se appare scontato che il centrodestra vince soltanto se unito. Le recenti scoppole elettorali di Saronno e Castellanza sono lì a dimostrarlo e rappresentano, esse sì, una delle controprove alle quali accennavamo poco sopra. Non c’è molto da aggiungere se non girando lo sguardo a sinistra, dove si favoleggia il campo largo che in provincia di Varese non ci pare sia mai esistito e, per quanto se ne sa, si evitano aspri confronti anticipati sulle candidature. Un modo per tenere ferme le contrapposizioni interne che, vedi i dem a Saronno, sono tutt’altro che latenti.

Questo per dire che da qui al 2027 ne correrà di acqua sotto i ponti. Come il ritorno in scena del terzo mandato per i sindaci delle città al di sopra dei 15mila abitanti: archiviata, a meno di improbabili colpi di scena, la questione per i presidenti di Regione (si vota già il prossimo autunno), nessuno può affermare con sicurezza che la Lega, principale sostenitrice del terzo mandato, non la riproponga per i primi cittadini.

Se mai passasse la proposta, molte delle chiacchiere di adesso sarebbero aria fritta: gli attuali sindaci di Varese, Busto Arsizio e Gallarate ritornerebbero in corsa. Con sommo rammarico loro per non poter tentare strade più prestigiose (Parlamento, Regione), con grande felicità di parlamentari e consiglieri uscenti a cui non verrebbe insidiato il posto. Ma anche qui siamo nel campo delle supposizioni, che nell’estate canicolare di queste settimane finiscono per trasformarsi in presunte verità. E sotto l’ombrellone, per ripararsi dal solleone e dai suoi effetti, si prende per buona anche la fantapolitica, se di fantapolitica sempre si tratti.

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