MALPENSA – «Non siamo una categoria di santi. Ma non siamo nemmeno una categoria di delinquenti». Dopo il caso del taxista che avrebbe rifiutato una corsa da Malpensa, finito sulle cronache nelle scorse ore, interviene Beppe Capelli, rappresentante del Consorzio Taxisti della Malpensa, per difendere una categoria che, sostiene, troppo spesso viene raccontata soltanto quando qualcosa va storto.
«Tutti i giorni capitano cose positive – sottolinea Capelli – ma noi finiamo sui giornali alla prima cosa negativa. Sono stanco di questo giochetto: segnaliamo anche le cose positive». Il riferimento è ai numerosi episodi, racconta il rappresentante dei tassisti, nei quali gli operatori si trovano ad aiutare passeggeri in difficoltà senza alcun interesse economico. «Ci sono colleghi che aiutano persone disperate, che le accompagnano in ospedale senza chiedere soldi. Succede tutti i giorni».
Ho restituito un portafogli con 3mila euro
Capelli porta anche la propria esperienza personale. «Io stesso alcune settimane fa ho restituito un portafogli con 3mila euro in contanti. E non sono un’eccezione». Il punto, secondo il rappresentante del Consorzio, è evitare di trasformare il comportamento del singolo in un giudizio sull’intera categoria.
«Ormai sta diventando un tiro a bersaglio. Siamo una categoria di circa 6mila persone che gravitano attorno all’aeroporto. È chiaro che certe cose capitano e capiteranno sempre, ma bisogna anche riconoscere che rispetto ad alcuni anni fa la situazione è migliorata tantissimo».
Una considerazione che Capelli accompagna con la propria esperienza: «Faccio questo lavoro da 35 anni e posso dire che la maggior parte delle esperienze è positiva. Invece si continua sempre a sottolineare quello che non va».
Uber è sempre lo stinco di santo?
Il ragionamento si sposta quindi sul confronto con gli operatori concorrenti, a partire da Uber. «E’ sempre lo stinco di santo?», domanda provocatoriamente Capelli, raccontando un episodio che, a suo giudizio, meriterebbe la stessa attenzione.
«L’altro giorno, dal Terminal 2 a Casorate Sempione, una corsa Uber è costata 90 euro. In taxi sarebbe costata circa 16 euro. Allora non ci sto a questo racconto per cui sono tutti bravi da una parte e tutti cattivi dall’altra». Capelli non nega che possano esistere comportamenti sbagliati all’interno della categoria, ma contesta il principio del generalizzare. «Io, come rappresentante, sono stanco di questo modo di fare. Siamo pronti a farci carico di quello che non funziona e a intervenire quando ci sono problemi, ma non possiamo accettare che per il comportamento di qualcuno venga messa sotto accusa un’intera categoria». E chiude con una metafora: «La mela marcia c’è in tutte le cassette. Ma non facciamo di tutta un’erba un fascio».
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