NOVARA – L’opposizione lo ha detto chiaro: il cammino del nuovo Piano Regolatore generale della città di Novara parte all’insegna del più classico “vorrei ma non posso”: si riconosce tecnicamente la necessità di un radicale cambiamento di rotta, ma politicamente non si sceglie di renderlo prioritario e di investire pensiero e risorse.
«Ambiente alla base di tutte le considerazioni»
Decidendo – come si legge nelle primissime righe della relazione strategica – che lo “sguardo” ambientale vada «posto alla base di tutte le considerazioni progettuali e strategiche» e non a caso avviando proprio dalla strategia sull’ambiente il lungo percorso di esame in commissione, l’Ufficio di Piano, guidato dall’architetto Mario Mariani, riconosce che l’ineludibile questione del cambiamento climatico non può rimanere un esercizio da conferenza per specialisti.
E che, al contrario, deve innervare radicalmente ogni scelta sul disegno della città dei prossimi 15 anni,
L’overshoot è già qui
Singolarmente tutto questo accade nel giorno in cui il più recente report del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) sancisce che il cosiddetto overshoot, cioè il superamento della soglia di 1,5°C di riscaldamento globale rispetto ai livelli preindustriali, è ormai imminente.
Un quadro che impone politiche che sempre più si pongano l’obiettivo della mitigazione e dell’adattamento.
E il documento presentato questa mattina a Palazzo Cabrino con onestà intellettuale riconosce la centralità della questione climatica e la fa propria, indicando un percorso basato in particolare su nuove politiche per il verde urbano.
I quattro pilastri della proposta
Il cuore della proposta si articola su quattro pilastri fondamentali.
In primo luogo, la pianificazione si dota di strumenti normativi e gestionali dedicati: accanto al nuovo PRG debutteranno infatti il Piano del Verde Urbano e il Regolamento del Verde, concepiti per programmare lo sviluppo della biodiversità nel lungo periodo e introdurre forme di gestione partecipata con i cittadini, dalle sponsorizzazioni all’adozione delle aree pubbliche.
L’elemento di maggiore impatto territoriale è rappresentato dalla strategia dei cinque grandi parchi, un sistema verde multifunzionale destinato a portare la superficie complessiva di verde pubblico a 4,2 milioni di metri quadrati.
Il disegno prevede l’ampliamento dello storico Parco dell’ Allea e Parco dei Bambini sulle aree che si libereranno con la dismissione dell’Ospedale Maggiore, creando un continuum con il polo universitario e le ex caserme.
A questo si affiancano il potenziamento del Parco dell’Agogna, che collegherà i boschi di compensazione di Agognate con la cittadella dello sport di viale Kennedy, l’estensione del Parco del Terdoppio lungo l’alveo del torrente e verso l’area sud, e la valorizzazione del Parco della Battaglia in chiave comprensoriale e agricola, integrando punti di sosta e percorsi per la mobilità dolce.
A chiudere il quadro è la nascita del Parco delle Acque, un’infrastruttura “blu-verde” concepita lungo i canali Cavour e Quintino Sella per spingersi fino a Veveri e Olengo.
Le iniziative contro le isole di calore
Un capitolo centrale riguarda il contrasto alle isole di calore urbane. Il piano enuncia, anche con una certa decisione, l’opzione per la de-impermeabilizzazione dei suoli già consumati e sulla rigenerazione dei parcheggi asfaltati tramite nuove alberature.
A questo si affiancano il progetto delle Coolway — circa 17 chilometri di viali cittadini e strade di campagna da rialberare —, la creazione di barriere verdi lungo le grandi arterie infrastrutturali e ferrovie, e l’introduzione del preverdissement, ossia la piantumazione preventiva nelle aree dismesse prima ancora dell’avvio dei cantieri.
Infine, la strategia promuove il concetto di foresta urbana e l’integrazione di soluzioni ad alta resilienza climatica, quali tetti verdi, pareti vegetali, rain garden e tiny forest.
L’uso degli spazi pubblici viene così ripensato integrando nuove aree playground, strutture aperte ma coperte per consentire attività sociali e sportive anche con il maltempo, fino a un piano sistematico di censimento e regolamentazione degli orti urbani esistenti.
Il dibattito in aula: parla l’opposizione
Nel dibattito seguito alla relazione dell’architetto Mariani, si sono sentite (fatta eccezione per una considerazione tecnica del consigliere Ezio Romano di Forza Novara) soltanto voci di opposizione.
Se il capogruppo del Partito Democratico Nicola Fonzo ha rimarcato la necessità di aprire ad una vasta partecipazione dei cittadini il percorso di discussione sui contenuti del nuovo strumento urbanistico, il capogruppo del Movimento 5 Stelle Mario Iacopino ha chiesto una scala di maggiore dettaglio sulle condizioni dell’ambiente nei singoli quartieri.
Dal canto suo la consigliera dem Milù Allegra ha chiesto che il nuovo piano sappia essere «rivoluzionario», concetto declinato puntualmente da Mattia Colli Vignarelli.
«Il PRG – ha detto – deve essere il principale strumento della mitigazione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici. La relazione presentata nelle sue premesse lo riconosce, ma bisogna andare ancora più avanti. Non ci può essere alcuna idea di sviluppo che prescinda dalle condizioni ambientali. E il Piano Regolatore è la cornice in cui inseriamo tutto, perché è a rischio la sopravvivenza delle stesse nostre abitudini quotidiane».
Addentrandosi in alcuni esempi pratici, Colli Vignarelli ha poi lanciato lo slogan del 3-30-300.
«Da ogni finestra – ha spiegato – si dovrebbero almeno 3 alberi; il 30% di ogni quartiere dovrebbe essere alberato, e ogni abitazione dovrebbe essere a non più di 300 metri di distanza da un parco»
«No alla subordinazione del verde alle compensazioni urbanistiche»
«Una linea ambiziosa? Certamente – ha aggiunto – ma le assolutamente necessarie. Non possiamo più fare quello che si è sempre fatto».
Il consigliere del Partito Democratico ha concluso puntando il dito su quello che a suo parere è il limite maggiore di questa parte del documento progettuale
«In almeno due pagine della relazione – ha spiegato – si lascia intendere che la questione del miglioramento della fruibilità del verde andrà in prima battuta subordinata alle compensazioni ambientali di trasformazioni urbanistiche. Non siamo d’accordo: la prima modalità di creare nuovo verde non può essere quella di distruggere altro verde. Noi dobbiamo dire che la prima strategia sono gli investimenti pubblici. Altrimenti continuiamo a considerare il suolo un bene fungibile, mentre invece è una risorsa scarsa».
E, quasi anticipando quella che sarà la linea dell’opposizione di centrosinistra su questo aspetto del nuovo PRG. «questa volontà, che è totalmente politica, deve cambiare. E noi faremo di tutto per cambiarla»
