Carcere di Busto, poliziotta aggredita e ferita a una gamba da un detenuto

BUSTO ARSIZIO – Ancora violenza contro la Polizia Penitenziaria nel carcere di Busto Arsizio. Sabato scorso, 17 ottobre, un giovane detenuto, con gravi problematiche comportamentali, ha dato in escandescenze durante un colloquio con i familiari, aggredendo un’assistente capo di Polizia Penitenziaria e provocandole gravi lesioni a una gamba. La denuncia del Sappe, il sindacato autonomo: «Si ripetono le aggressioni ai danni degli agenti. Non è più tollerabile».

Il colloquio degenerato

È il terzo episodio di aggressione al personale nell’arco di una sola settimana, una sequenza allarmante che riaccende i riflettori sulle condizioni di sicurezza negli istituti penitenziari. Secondo quanto ricostruito, il detenuto ha interrotto volontariamente il colloquio e ha iniziato a scagliare sedie, tavoli e altri oggetti presenti nell’ufficio colloqui contro il personale in servizio. La situazione è rapidamente degenerata fino all’aggressione fisica ai danni della collega, rimasta ferita. Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) esprime piena solidarietà e vicinanza all’Assistente Capo, con l’augurio di una pronta e completa guarigione, e denuncia una situazione che non può più essere affrontata come una successione di episodi isolati.

L’allarme del Sappe

«Tre aggressioni in una sola settimana rappresentano un segnale che non può essere ignorato. Non è più tollerabile che donne e uomini della Polizia Penitenziaria siano costretti a lavorare in condizioni di costante rischio, esposti a episodi di violenza che possono compromettere seriamente la loro incolumità», dichiara Donato Capece, segretario generale del SAPPE. «Gli appartenenti al Corpo svolgono un servizio delicato e indispensabile per lo Stato, ma non possono essere lasciati soli ad affrontare situazioni di tale pericolosità. Occorrono risposte immediate, misure concrete e un’assunzione di responsabilità da parte dell’Amministrazione». Per Alfonso Greco, segretario del SAPPE per la Lombardia occorre rafforzare le condizioni di sicurezza nella struttura di Busto Arsizio e, più in generale, negli istituti penitenziari: «Non possiamo aspettare che si verifichi un episodio ancora più grave prima di intervenire. Il ripetersi delle aggressioni dimostra che è necessario verificare con urgenza l’efficacia delle procedure adottate e mettere il personale nelle condizioni di operare in sicurezza. Servono adeguate dotazioni, un concreto supporto agli agenti e misure organizzative capaci di prevenire le situazioni più critiche, anziché limitarsi a gestirle quando ormai sono esplose», sottolinea Greco.

L’appello

Il SAPPE evidenzia, inoltre, l’esigenza di affrontare con strumenti adeguati la gestione delle persone detenute che manifestano gravi problematiche comportamentali. È necessario garantire la sicurezza degli operatori e degli altri detenuti, assicurando al tempo stesso condizioni di detenzione compatibili con le esigenze di cura e assistenza delle persone interessate. Una gestione efficace richiede valutazioni appropriate, un’assegnazione coerente con le singole situazioni e procedure in grado di ridurre i rischi per tutti. «La Polizia Penitenziaria non può continuare a fronteggiare ogni emergenza facendo affidamento soltanto sul sacrificio, sulla professionalità e sul senso del dovere dei propri operatori», rimarca Capece. «Se si vuole davvero innalzare il livello di sicurezza delle carceri italiane, bisogna mettere gli agenti nelle condizioni di lavorare con organici adeguati, strutture idonee e una corretta classificazione e assegnazione dei detenuti. La sicurezza del carcere comincia dalla capacità dell’Amministrazione di prevenire, e non soltanto di gestire, l’emergenza».

Il SAPPE chiede pertanto «interventi urgenti e verificabili per rafforzare le condizioni operative, adeguare le dotazioni di sicurezza, garantire il necessario sostegno al personale e riesaminare le procedure di gestione dei detenuti che presentano maggiori criticità comportamentali. La sicurezza dei poliziotti penitenziari, conclude il sindacato, non può essere considerata un aspetto secondario dell’organizzazione carceraria. Tutelare chi lavora negli istituti significa garantire legalità, sicurezza e dignità a tutte le persone che vi operano e vi sono ristrette. Il SAPPE continuerà a denunciare ogni episodio di violenza e a sollecitare interventi concreti affinché il personale di Polizia Penitenziaria possa svolgere il proprio servizio senza essere esposto a rischi inaccettabili».

Con una lama artigianale aggredisce due agenti. Ancora violenza in carcere a Busto

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