Ex Nautilus di Cardano, ok alla rigenerazione. Ma così rischia di allontanare gli investitori

Cardano futuro ex nautilus

CARDANO AL CAMPO – A otto anni dall’approvazione del “Masterplan dell’ambito di trasformazione AT2” nel vigente Pgt che avrebbe dovuto trasformare l’ex discoteca Nautilus in un supermercato, l’area è ancora ferma. Un iter urbanistico complesso e vincolante ha finora bloccato ogni possibilità di intervento, e rischia ancora oggi di scoraggiare anche i nuovi investitori, pronti a demolire e ricostruire.
Ieri, 29 luglio, il consiglio comunale ha tentato di sbloccare la situazione, riconoscendo gli immobili dismessi di via Papa Giovanni XXIII come “patrimonio edilizio con criticità”, ai sensi della legge regionale 18 del 2019 sulla rigenerazione urbana. «Sono molto soddisfatto: è il primo tassello per il risanamento dell’area», ha dichiarato il sindaco Lorenzo Aspesi. «Si certifica la rigenerabilità dell’area e si tracciano le linee guida del percorso da seguire».
Ma le opposizioni non ci stanno. «Vorremmo approvare ogni sera progetti che attraggano investimenti, ma questa è una delibera di facciata che non funzionerà», ha avvertito Giacomo Iametti (Forza Italia), capogruppo di minoranza. «Provvedimenti come questo servono solo a introdurre nuovi vincoli e creare difficoltà, oltre a costituire un pericoloso precedente».

Il nodo urbanistico

Il consiglio comunale ha attestato l’interesse pubblico al recupero degli immobili dismessi, «ferme restando le modalità di intervento previste dal Pgt per l’ambito AT2». Ed è proprio qui che si annida il problema: l’ambito AT2 unisce da anni in un’unica pianificazione urbanistica l’ex Nautilus, un prato e un’area boscata adiacente, tre porzioni di territorio eterogenee, con proprietà e interessi economici diversi. Nel frattempo la Provincia di Varese ha già rilasciato parere favorevole per la realizzazione della rotatoria prevista nel Pgt, collegata alla futura viabilità verso Gallarate, Besnate e il prolungamento a sud in direzione Novotel.

Le posizioni.. 

La delibera, secondo le minoranze, «avrebbe dovuto avere natura esclusivamente ricognitiva», limitandosi ad accertare la sussistenza delle condizioni previste dalla legge regionale per l’individuazione degli immobili dismessi, sulla base di una perizia asseverata presentata dai soggetti interessati. Per questo motivo, ha sottolineato Iametti, «non era opportuno né necessario inserire riferimenti alle modalità di attuazione dell’intervento edilizio». Nel dispositivo si richiama infatti espressamente l’ambito AT2, lasciando intendere che il recupero dell’immobile potrà avvenire solo previa approvazione di un Piano attuativo esteso all’intero Ambito, un’ipotesi difficilmente realizzabile come dimostrano i precedenti. Così facendo, «si rischia di vanificare l’efficacia della normativa sulla rigenerazione urbana» che punta invece a semplificare e incentivare il recupero degli immobili dismessi, anche su iniziativa privata. «Così facendo – ha ripetuto più volte il capogruppo di opposizione – rischiamo di imporre un doppio vincolo, del tutto inutile».

..a confronto 

Durante il dibattito, la funzionaria comunale ha chiarito che non è possibile procedere con una semplice demolizione e ricostruzione: il Pgt prevede una trasformazione unitaria dell’intero ambito. «Non si può rigenerare solo un terzo», ha spiegato. Bosco, prato ed ex discoteca «sono tre aree solidali». Per separarli «servirebbe una Variante al Pgt », con tempi molto più lunghi.
Il sindaco ha aggiunto che il percorso suggerito da Iametti avrebbe dilatato ancora di più i tempi mentre «noi ci stiamo muovendo per accelerarli». E, proprio per evitare questi ritardi, si è scelto un percorso più diretto: «Abbiamo già avviato interlocuzioni con i privati per trovare una via più rapida rispetto a una Variante», ma «pensare oggi al Nautilus come una cosa singola non è possibile». A margine della seduta ha aggiunto: «Non voglio politicizzare una questione che riguarda l’interesse pubblico. Entrambe le coalizioni avevano previsto nei rispettivi programmi elettorali  insediamenti commerciali in quell’area. Il nostro obiettivo è costruire un iter solido, non impugnabile, che dia finalmente un futuro a una zona strategica per Cardano, a partire dalla viabilità».

Rischio Tar 

Secondo il centrodestra, però, così facendo il Comune rischia un ricorso al Tar da parte dell’operatore, con conseguente aggravio di spese legali, invece di portare a termine in tempi certi la riqualificazione dell’area, con incasso di oneri e  nuove prospettive occupazionali. Risulta inoltre che il maggio scorso sia stato conferito incarico all’avvocato Travi per un parere urbanistico. Tuttavia, non sarebbe nemmeno stato messo a disposizione dei consiglieri comunali.  Ma al di là dello scontro politico, resta un dato di fatto: oggi c’è un operatore interessato, la società One Italy con sede a Milano, specializzata in riqualificazione urbana. Resta ora da capire se i tempi della burocrazia saranno compatibili con gli impegni contrattuali, o se anche questa volta l’amministrazione comunale finirà per far scappare l’investitore a causa dell’inconciliabilità dei tempi. Perché se è vero che l’area ha un grande potenziale, è altrettanto vero che gli investitori non aspettano all’infinito.

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