MALPENSA – Rischia un clamoroso stop il progetto per la realizzazione della base dei carabinieri Cacciatori a Cascina Malpensa. A renderlo noto è Stefano Candiani, deputato della Lega, impegnato in prima persona per la riqualificazione con funzioni di caserma dello storico edificio adiacente alle piste dello scalo varesino. L’Arma lo scorso ottobre aveva già preso possesso dello stabile, con l’obiettivo di ospitare nell’arco dei prossimi cinque anni i “baschi rossi”, le unità specializzate impegnate nel contrasto allo spaccio nei boschi.
La sicurezza del territorio
«Stiamo parlando di un progetto essenziale e fondamentale per la sicurezza del nostro territorio», sottolinea Candiani a Malpensa24 Tv (canale 41o del digitale terrestre), spiegando come l’iniziativa riguardi «la costruzione di una caserma che ospiti un raggruppamento destinato non solo al Varesotto ma, in questo caso, al Nord Italia».
Negli ultimi mesi era stata individuata una soluzione concreta, prima con il voto in Parlamento e poi con i fondi stanziati dal governo: «Il lavoro portato avanti ha individuato Cascina Malpensa come sede», ricorda il deputato, evidenziando anche «la collocazione di parecchie risorse, parliamo di diversi milioni di euro». Guarda il video:
Qualcosa si è inceppato
Tuttavia, qualcosa si è inceppato. «È notizia di cui ho avuto formale contezza negli scorsi giorni che c’è stata un’interlocuzione, chiamiamola così, delle Soprintendenze e quindi del Ministero dei Beni culturali, che potrebbe rallentare o creare problemi alla realizzazione dell’intervento». Una situazione che Candiani giudica con preoccupazione: «Credo che questo sia uno di quei casi dove occorre la collaborazione tra istituzioni. Non posso immaginare che per una questione di forma si possa rallentare o addirittura bloccare un intervento così importante».
Lo spaccio nei boschi
Il progetto prevede infatti anche un rafforzamento concreto della presenza sul territorio, perché il tema dello spaccio nei boschi, ricorda Candiani, resta attuale nonostante sia meno presente nel dibattito mediatico. Anzi, il rischio è che lo stop al progetto possa incidere negativamente sul contrasto al fenomeno. Da qui la necessità di un intervento strutturale: «Questo è un intervento che deve avere un respiro molto ampio, perché la criminalità organizzata, sia attraverso lo spaccio sia con altre modalità, è sempre molto presente». Infine, l’impegno politico: «Dobbiamo garantire al nostro territorio un presidio di sicurezza così importante. Questo sarà l’impegno su cui personalmente andrò al Comando generale e al Ministero, proprio per sbloccare la situazione».
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