Martedì il Consiglio comunale di Cassano Magnago sarà chiamato a votare il rinnovo delle convenzioni con le scuole dell’infanzia paritarie. Si tratta di un provvedimento molto importante, destinato a regolare per i prossimi anni i rapporti economici e organizzativi tra il Comune e realtà educative fondamentali per la nostra città. Eppure, prima di arrivare alla votazione, la Commissione Programmazione Diritto allo Studio e problematiche scolastiche non è stata convocata e non ha quindi potuto conoscere compiutamente la proposta, discuterne i contenuti ed esprimere osservazioni. Parliamo di servizi essenziali per i bambini e per le famiglie, della sostenibilità economica delle scuole, della qualità dell’offerta educativa e dell’assistenza agli alunni con disabilità. Un argomento di tale importanza avrebbe richiesto un confronto preventivo con chi vive quotidianamente la realtà scolastica cassanese.
Non si può liquidare la questione sostenendo che il parere della Commissione non sia vincolante. È vero: la Commissione non ha il potere di imporre le proprie decisioni alla Giunta o al Consiglio comunale. Ma questo non significa che sia priva di ruolo o che possa essere ignorata. Il Regolamento comunale delle Commissioni di partecipazione, modificato con deliberazione del Consiglio comunale n. 3 del 28 febbraio 2022, attribuisce alla Commissione funzioni precise. L’articolo 2 stabilisce che le Commissioni hanno il compito di analizzare e formulare proposte per ogni specifico settore da sottoporre all’esame del Consiglio comunale; esaminare regolamenti e formulare osservazioni e proposte; verificare l’attuazione delle scelte e delle decisioni del Consiglio comunale; contribuire all’elaborazione e alla discussione delle linee programmatiche dell’Amministrazione. L’articolo 3, riferendosi espressamente alla Commissione Programmazione Diritto allo Studio e problematiche scolastiche, prevede inoltre che essa debba analizzare la situazione locale e i processi in atto nel settore educativo; valutare le iniziative già realizzate per trarne elementi di revisione e di critica; raccogliere e vagliare le proposte degli organi collegiali delle scuole e delle associazioni dei genitori; elaborare linee guida per l’attuazione del diritto allo studio da sottoporre all’approvazione del Consiglio comunale.
Sono disposizioni chiare. La Commissione non è stata istituita soltanto per ricevere comunicazioni, ma per analizzare, discutere, valutare e formulare proposte prima che le decisioni arrivino all’esame degli organi comunali.
La sua stessa composizione conferma questa funzione: ne fanno parte i rappresentanti delle scuole dell’infanzia presenti sul territorio, degli istituti scolastici, degli asili nido, delle associazioni e dei comitati dei genitori, oltre alla Comunità pastorale San Maurizio. È quindi il luogo istituzionale nel quale l’Amministrazione dovrebbe confrontarsi con le realtà educative cittadine.
Se una Commissione costituita per favorire la partecipazione, l’analisi e la proposta non viene coinvolta proprio quando si decide il futuro delle convenzioni con le scuole dell’infanzia paritarie, viene spontaneo domandarsi quale funzione le si voglia realmente riconoscere. La partecipazione non può ridursi a una formalità né può avvenire soltanto quando le decisioni sono già state definite. Partecipare significa conoscere per tempo i documenti, poterli discutere, ascoltare le osservazioni delle scuole e delle famiglie e valutare eventuali proposte alternative prima della decisione finale.
Questo confronto sarebbe stato ancora più necessario considerando le conseguenze economiche e organizzative delle nuove convenzioni: la misura dei contributi comunali, le riduzioni previste nel corso degli anni e, soprattutto, le risorse destinate all’assistenza degli alunni con disabilità, che rischiano di non coprire il costo effettivo del personale necessario.
Non si tratta di difendere interessi particolari. Si tratta di garantire la continuità e la qualità di un servizio educativo essenziale e di tutelare concretamente il diritto allo studio di tutti i bambini, a partire da quelli che hanno maggiormente bisogno di sostegno.
Una buona amministrazione non dovrebbe temere il confronto. Al contrario, dovrebbe considerarlo uno strumento utile per assumere decisioni più consapevoli, equilibrate e condivise. Ascoltare non significa rinunciare alla responsabilità di governare: significa esercitarla meglio.
Quanto sta accadendo evidenzia un problema più generale nel modo in cui questa Giunta interpreta la partecipazione democratica. Gli organismi comunali non possono essere mantenuti formalmente in vita e poi esclusi proprio quando devono essere affrontati gli argomenti più importanti di loro competenza. Martedì il Consiglio comunale voterà la convenzione senza che la Commissione Diritto allo Studio abbia potuto svolgere le funzioni di analisi, confronto e proposta attribuitele dagli articoli 2 e 3 del regolamento comunale. Le decisioni finali spettano agli organi competenti, ma l’ascolto, il confronto e la trasparenza sono doveri politici ai quali nessuna amministrazione dovrebbe sottrarsi. La scuola riguarda tutti. E quando sono in gioco i diritti dei bambini e il futuro dei servizi educativi della città, la partecipazione democratica non può essere considerata un passaggio facoltativo.
Marina Noce
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