CASSANO MAGNAGO – «Frate, sto bene qui. Perché Dio mi ha detto di restare». Era la risposta a tutto, che rendeva vano ogni tentativo di aiutarlo. L’egiziano che da giorni girovagava per Cassano Magnago, spaventando la comunità, ora è al Cps di Torino in attesa che venga espulso dall’Italia. Quindi, il sindaco Pietro Ottaviani ha voluto raccontare «gli ultimi quindici giorni» di gestione del caso insieme alle forze dell’ordine. «Eravamo impotenti, non c’erano reati veri e propri che ci permettevano di arrestarlo o bloccarlo», ha ricordato oggi – 15 aprile – davanti alla stampa convocata non appena è emersa la notizia del rimpatrio di Said. E ha aggiunto: «Non potevo espormi, c’erano delle indagini in corso. Mi assumo la responsabilità, ma mi porto anche la tristezza di molti messaggi che ho letto».
Le indagini
Due settimane passate a «seguire questa pratica», ha detto Ottaviani. Con le forze dell’ordine, ma anche provando a contattare i parenti. «Avevamo deciso di mantenere sotto traccia ogni genere di intervento in corso». Per questo, dice, «mi scuso con cittadini, ma sembravamo impotenti». Un uomo che «faceva paura», le parole del sindaco. «Ma non era pericoloso: si agitava, cambiava atteggiamento e parlava in arabo solo quando si provava a intervenire». E la risposta, in quei casi, era pronta: «Resto qui, me l’ha detto Dio».
Inevitabili le ricadute sulla comunità. Che aveva paura. Come un genitore, che si è appellato al primo cittadino per evitare che i bimbi dell’asilo, in via Leonardo da Vinci, fossero spaventati da Said: «Sapevo cosa mi raccontava. E mi faceva male, quel sentimento di impotenza mi faceva un rabbia. Un dolore che poi mi portavo a casa».
«La tristezza dei messaggi»
Una vicenda che, ora, è risolta: «Non ho meriti», ha aggiunto il sindaco. «Mi sono limitato ad aiutare le forze dell’ordine: il merito, quindi, è loro». A margine delle operazioni, ci sono le reazioni della cittadinanza. «Mi porto tristezza dei messaggi che ho letto. Mi chiedo: chi scrive sui social, vuole solo insultare? Io ho altro da fare che scrivere stupidaggini. Preferisco spiegare le questioni alla gente. Ricevo circa sessanta lettere al giorno, di cui una decina sono lamentele. E rispondo a tutte, perché voglio essere vicino alla città».
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