Il centrosinistra della provincia di Varese si attrezza per le prossime elezioni amministrative, nel capoluogo, a Busto Arsizio e Gallarate. Tema politico che, al momento, non accende i cuori dell’elettorato, ma che tiene banco, eccome, nei conciliaboli dei partiti in corsa per i Municipi a primavera. Con una prima constatazione: Partito democratico e soci del cosiddetto, vero o virtuale che sia, campo largo evitano il clamore del necessario confronto che invece caratterizza lo stesso schieramento a livello romano. E questo è già un punto a favore.
Non che la pax politica sia assoluta, ma il discorso pre elettorale sembra animato da altri presupposti. Anche per una ragione ineludibile: i Cinque Stelle stanno per ora alla larga, non rompono gli schemi (eufemismo) e, a conti fatti, sarebbero comunque numericamente ininfluenti come invece lo sono per la consultazione nazionale. Per dirla in un altro modo: il centrosinistra varesino può addirittura fare a meno di chi pensa, o pensava, che “uno vale uno”, concetto respinto con forza da Elly Schlein durante l’ultima riunione della direzione Pd. E ampiamente anticipato in provincia da dem e compagnia cantante, dove, è vero, il dialogo a sinistra è meno agitato benché mai spento.
Come a Varese città, che esce dal doppio mandato di Davide Galimberti, un piddino che si muove col passo scaltro di certi democristiani del passato, con risultati sicuramente importanti. Ora agisce da federatore della coalizione, che va ben oltre il campo largo, imbarca partiti di centro e liste civiche, discute con scarso entusiasmo di primarie, ma lavora su una piattaforma programmatica che non esclude il dibattito sul candidato sindaco del dopo Galimberti. Anzi, sui possibili candidati, i cui nomi sono lì, belli e pronti per una scelta che dipenderà dai futuri scenari e, soprattutto, da chi contenderà Palazzo Estense dall’altra parte, cioè il centrodestra. Insomma, nessuna fretta, si sta a vedere. Ai box ci sono Samuele Astuti, Maria Chiara Gadda, Ivana Perusin e Andrea Civati.
Situazione all’apparenza appena mossa a Busto Arsizio, dove il centrosinistra pare convergere sul nome di Sergio Crespi, un indipendente che si è autoproposto per Palazzo Gilardoni, dal profilo giusto per colmare il deficit d’immagine del Pd locale, quasi assente in questi anni dalla scena amministrativa. A raffreddare un po’ il clima ci sono le velleità di qualcuno organico al partito che mira allo scettro di candidato. La segreteria provinciale dem ha però benedetto Sergio Crespi. Da capire se il Pd sarà capace di costruirgli attorno un’aggregazione affidabile, così da arrivare al ballottaggio e rendere contendibile un Comune da sempre “vinto” dalla destra.
Gallarate, infine. Qui il centrosinistra è il più enigmatico della provincia. I suoi esponenti diffidano dei giornalisti, tranne quelli considerati amici. Per il Comune sembra puntare sul capogruppo del Pd Giovanni Pignataro, ma deve ancora convincere Avs e 5Stelle e avrebbe forse bisogno di un nome ancora più forte per contrapporsi al centrodestra dominante. Sufficiente Pignataro, pur sostenuto da alcuni gruppi di centro (Azione) e dalle civiche, per sbaragliare alle urne? Doveroso sottolineare come a Gallarate, a differenza dei “compagni” bustocchi, la sinistra non abbia mai fatto sconti alla giunta a trazione leghista di Andrea Cassani.
Detto questo il centrosinistra varesino non pedala comunque in discesa. Nonostante dall’altra parte della barricata gli scazzi siano imperanti, sia sulle candidature sia sulle alleanze sia sui rapporti interni dei singoli partiti. Bailamme assoluto, che per ora non offre certezze, tanto più con l’incognita dei vannacciani che non sono per nulla intenzionati a mollare la presa delle urne. Infine, va considerato l’orientamento dell’elettorato, storicamente più disponibile al centrodestra che non ad altri. Certo, con alcune eccezioni, come a Varese nelle ultime due volte e, tre mandati fa, come a Gallarate. Situazioni che andrebbero però analizzate in modo specifico, nel contesto temporale. E senza dimenticare la recente débacle della sinistra a Somma Lombardo, presentatasi alla consultazione con dieci anni di discreta amministrazione alle spalle e sconfitta da un centrodestra tenuto assieme coi cerotti. Qualcosa più di un monito.
