Perché Elly non fa come Giorgia?

schlein conte meloni
Elly Schlein e Giuseppe Conte

di Massimo Lodi

Uno non vale uno, fa sapere Schlein. Moto d’orgoglio, ehilà. Conte stava esagerando a dettare regole, tipo: o il mio programma o niente accordo. C’è di più. La segretaria rivendica il peso del Pd non allo scopo d’evitare le primarie: allo scopo di vincerle senza concorrenti che non siano il capo Cinquestelle. Altre candidature, come vogliono l’ala riformista del partito e i centristi, la disturberebbero. Tantomeno è disponibile al passo indietro o di lato: ma quale federatore (Gualtieri, Manfredi, Salis), pur se il ripiego appare di buonsenso. Lo sgradisce perché l’eventuale successo d’un tertium datur non le offre garanzia d’una futura conquista piddina del Quirinale. Giuseppi comunque gliela insidierebbe. Pare di sentirlo: rinuncio a un possibile Chigi nel ’27 in cambio d’un possibile Colle nel ’29. Vanto due mandati da capo di governo, nessuno ha un migliore standing istituzionale.

Lo scenario concreto è questo. Lotta di potere. Lottissima. Dunque le primarie, 90 su 100, si faranno. Resta sullo sfondo l’incognita del danno possibile/probabile: dopo lo scontro, tante macerie fumanti. Eliminabili, poi? Mah. Ineliminabile il disappunto (eufemismo) degli sconfitti. Non in massa si presenteranno alle elezioni vere e proprie. E qualcuno di quanti si presenteranno, verrà preso dalla voglia di muover dispetto ai vincitori del duello interno. Ergo: il centrosinistra potenzialmente vincitore -numeri dei sondaggi alla mano- rischia di finire battuto. Nel senso che: 1) se in extremis Meloni s’allea con Vannacci, l’ardito blocco richiederebbe agli avversari, per superarlo, di raggiungere un livello di consenso impedito dagli echi delle conflittuali primarie. E nel senso che: 2) se Meloni non s’allea con Vannacci, prevale l’esito d’un proporzionale puro e dunque o si restituisce la parola ai cittadini o si mette su un governo trasversale, dove comunque il centrodestra conserverà importante peso.

Misterioso dubbio: quale ragione impedisce oggi/a sinistra di comportarsi al modo di ieri/a destra? Nel ’22 Giorgia prese più di tutti, molto più di tutti, nella sua coalizione e impose la propria leadership, nonostante la contrarietà di Salvini e specialmente di Berlusconi. I numeri l’autorizzavano a esigere il ruolo di premier. Nel ’27 la nuova legge elettorale, prossima al licenziamento, obbliga a indicare prima del voto (e non dopo) il candidato/la candidata presidente del Consiglio, dunque ci si deve affidare alla fotografia del momento. A destra campeggia l’immagine del capo/della capa di Fratelli d’Italia. A sinistra gli ultimi verdetti popolari e i rilevamenti demoscopici consentono il copia-incolla alla segretaria Dem. Se ne trae banale giudizio: Schlein, come Meloni, è titolata a imporre la propria leadership. Ma a sinistra non sono mai banali. Sono dei fanali che lampeggiano a casaccio, senza mai volgersi in sicuri fari d’orientamento.

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