Gentile redazione,
vi scrivo in merito all’articolo “Ciclisti sulle strade, diritti ma soprattutto doveri”, pubblicato sul vostro sito. Potrei, o forse no, essere raffigurato nella foto dell’articolo.
Foto la quale potrebbe, o forse no, essere stata scattata dal conducente che seguiva i ciclisti.
Premetto che questa mail non vuole assolutamente essere polemica, ma dare spunti costruttivi per fare tutti del nostro meglio – come ciclisti amatoriali, come automobilisti e come giornalisti.
Siete una piccola testata locale, debitamente sponsorizzata da chi, tra le altre diverse attività, investe anche nel ciclismo amatoriale – e questo gli fa onore, perché diversi ciclisti per le strade sfoggiano la sponsorizzazione Iseni sulle maglie. So anche bene che, nel giornalismo online oggigiorno, si cerca il sensazionalismo per strappare due like, qualche impressione e qualche visualizzazione in più.
L’articolo e la foto in oggetto, però, rasentano il grottesco.
In ordine sparso:
– la foto è stata scattata a Sesto Calende, in prossimità dell’ingresso in centro provenendo da Vergiate, a meno di 100mt da una rotonda.
Sulla stessa strada, da un anno o poco più, è stato installato uno spartitraffico che rende praticamente impossibile il sorpasso in sicurezza lasciando il metro e mezzo che tanti cartelli sulle nostre strade invocano. Sorpasso inoltre che, in prossimità di un incrocio, è vietato. Il conducente che avesse voluto superare il gruppo di ciclisti avrebbe quindi giusto infranto qualche regola. Tutto quanto descrivo è visibilissimo nella foto stessa.
– si parla in grassetto di ciclisti che non adoperano il casco (che il CdS non annovera come obbligatorio): nella foto vedo tre persone, tutte con il casco. Chi chiude la fila ha anche la luce posteriore.
Chi come me, e i ciclisti nella foto probabilmente, macina tanti chilometri, sa che la pelle è una sola, sa che si pedala per passione e non per denaro, che in strada si sta attenti perché la famiglia a casa ci aspetta sempre con ansia per colpa del comportamento degli automobilisti. Che guidano con il telefono in mano, che superano in prossimità delle rotonde, che superano senza lasciare le distanze di sicurezza, che escono dagli stop all’improvviso credendo che sì, tanto le bici hanno i freni e vanno piano e il ciclista si fermerà, e tante altre cose riprovevoli.
Si è ribadito in diverse sedi, lo dite anche voi nell’articolo, eppure colgo l’occasione per ripeterlo perché credo non sia mai sufficiente: un ciclista è un utente debole, tra la spavalderia automobilistica (mista alla scocciatura per qualche secondo di ritardo) e l’omicidio stradale il confine è terribilmente breve. Con conseguenze irrimediabili per chi guida, ci va in bici e i cari che circondano queste persone.
Spero che tutti i ciclisti che si credono superiori a questa naturale debolezza vadano in giro con un po’ più di coscienza. I tre ragazzi che procedono in discesa su quella strada e si apprestano ad affrontare una rotonda, con il casco ben allacciato, le luci accese e in un punto della strada dove nessuno potrebbe superarli legalmente, mi sembrano già decisamente coscienziosi.
Pubblicherete questa risposta, o forse no.
Vi pregherei solamente di fare il vostro lavoro con qualità e senza puntare al clickbait (visto che comunque il post dell’articolo, su Facebook, non arriva alle 10 interazioni). Vi pregherei inoltre di non scattare foto ai ciclisti, soprattutto se state guidando. Date il buon esempio.
Marco Borghi
un ciclista varesino
***
Gentilissimo ciclista varesino,
grottesca mi pare essere la sua lettera non un articolo che parla di diritti e di doveri per gli automobilisti e per i ciclisti. Un appello, se non s’è inteso, al rispetto del codice della strada, che vale per tutti. Che cosa c’è di grottesco in tutto questo? Una fotografia che coglie tre ciclisti in ordine sparso sulla carreggiata? Un pericolo innanzitutto per loro stessi: dovrebbero stare in fila indiana. Poi possiamo disquisire a lungo sulla questione, tra ragioni e torti, che però sono di tutti. Non credo che i ciclisti abbiano maggiori diritti di un qualsiasi utente della strada: caso mai hanno più doveri, proprio perché più esposti alle conseguenze di un eventuale incidente.
Il resto delle sue considerazioni sulla nostra “piccola” testata le lasciamo cadere: ci sembrano la sintesi di un luogo comune molto diffuso riguardo gli online. Ma a volte, caro Borghi, non è detto che l’essere piccoli non possa sottendere la condizione di chi è grande in un altro senso. Grazie anche alla munificenza di chi sponsorizza la libera informazione e, a un tempo, come lei ricorda, ama il ciclismo al punto che, mentre molti chiacchierano, lo valorizza mettendo mano al portafoglio. (Vin.Co.)
Il resto delle sue considerazioni sulla nostra “piccola” testata le lasciamo cadere: ci sembrano la sintesi di un luogo comune molto diffuso riguardo gli online. Ma a volte, caro Borghi, non è detto che l’essere piccoli non possa sottendere la condizione di chi è grande in un altro senso. Grazie anche alla munificenza di chi sponsorizza la libera informazione e, a un tempo, come lei ricorda, ama il ciclismo al punto che, mentre molti chiacchierano, lo valorizza mettendo mano al portafoglio. (Vin.Co.)
ciclisti diritti doveri lettera – MALPENSA24
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