Città da 160 anni, è il giorno di Busto. «Grande e anche bella. Basta pregiudizi»

BUSTO ARSIZIO – Il compleanno di Busto Arsizio, Città da 160 anni, riempie la sala Tramogge ai Molini Marzoli. E la ristampa dello storico volume “De oppido Busti relationes” di Antonio Crespi Castoldi, a cura dell’editrice bustocca Nomos su iniziativa della Famiglia Bustocca, va letteralmente a ruba. «Busto brutta? È una grande città, operosa ma anche bella – si fa sentire l’assessore alla cultura Manuela Maffioli per smontare certi stereotipi ripresi a circolare dopo le parole del conduttore radiofonico Giuseppe Cruciani – ma i primi a crederci dobbiamo essere noi se vogliamo sfatare certi pregiudizi. Non facciamoci del male».

La cerimonia

È il giorno di Busto Arsizio, ed è il momento dell’orgoglio. Ai Molini Marzoli, in una sala Tramogge gremita, va in scena l’ultimo atto delle celebrazioni del 160esimo anniversario di elevazione di Busto Arsizio a Città, decretato il 30 ottobre 1864 da re Vittorio Emanuele II. Una copia del decreto, custodito dallo studio legale A&A Albè e Associati, viene esposta davanti al banco dei relatori, mentre l’annullo filatelico di Poste Italiane sancisce la prestigiosa ricorrenza. In prima fila ci sono le autorità comunali, a partire dal sindaco Emanuele Antonelli e dalla presidente del consiglio Laura Rogora, a fianco del prefetto Salvatore Pasquariello e dei rappresentanti delle forze dell’ordine, con il comandante dei Carabinieri Andrea Poletto e il neo-dirigente del Commissariato di Polizia Cristian Piron.

“Brutta” a chi?

Ma nel giorno in cui le locandine apparse davanti alle edicole rilanciano la notizia di “Busto sesta città più brutta d’Italia” presa da una discutibile classifica del sito web affarifinanza.it, a pochi giorni dalle controverse parole del popolare Giuseppe Cruciani su Busto “cesso di posto”, è l’assessore alla cultura Manuela Maffioli a lanciarsi in un’intemerata in difesa dell’orgoglio cittadino. Nel mirino ci sono certi «giudizi superficiali, irriverenti e infondati» nei confronti dei quali dovrebbero essere i bustocchi a ribellarsi. «Concentriamoci su quel che c’è di positivo, pur non nascondendo le negatività, e proviamo a sottrarci alla tentazione di farci del male da soli – l’appello di Manuela Maffioli – questa città ha tante bellezze da valorizzare, crediamoci prima di tutto noi se vogliamo che gli altri non si lascino influenzare da certi pregiudizi».

Il bello di Busto

Perché Busto Arsizio, lo ricorda il Prefetto Pasquariello, è «medaglia di bronzo al valor militare per la Liberazione e medaglia d’oro ai benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte». Ed è «un onore mandare avanti questa città» ammette il sindaco Antonelli, ponendo l’accento sulla «generosità», caratteristica già evidenziata dal Crespi Castoldi. Ma soprattutto, rivela l’architetto e studioso della storia cittadina Stefano Castiglioni, «era già città ai tempi del Crespi Castoldi, nel ‘600, anche se non aveva ancora la C maiuscola». La ricostruzione del borgo di allora, che compare nelle pagine del libro del 1614 (ri)tradotto con il titolo di “Storia di Busto e le relazioni”, è una delle chicche riscoperte dalla ristampa curata da Franco Bertolli, già direttore della Biblioteca Capitolare.

Il borgo del 1600

«Il borgo descritto dal Crespi Castoldi non aveva potentati e signori locali che incidessero, visto che il conte Marliani neppure viveva a Busto. Non aveva padroni e non aveva neppure servi né cortigiani». Un’anomalia per l’epoca. L’amministrazione del borgo, riporta lo storico testo, era sulle spalle di un “Consiglio del Borgo” di venti persone, di cui quattro Consoli. Viene raccontato che “tutti intervengono ai consigli e niente si ritiene come regolarmente decretato se i due terzi dei consiglieri non hanno firmato”.

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