ANGERA – Non un semplice documento, ma un vero e proprio decalogo di azioni concrete per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Con la firma della “Dichiarazione di Angera” si chiude la conferenza internazionale sul metano tenuta – fra il 30 marzo e il 2 aprile – al Jrc di Ispra. Un evento che ha riunito oltre 150 ricercatori da tutto il mondo per riflettere sulle sfide che il cambiamento climatico indotto dai gas serra pone al pianeta.
La conferenza
La conferenza si è svolta in occasione dei 250 anni dalla scoperta di Alessandro Volta della presenza di gas metano nel Lago Maggiore, nella zona della Palude Bruschera e dell’Isolino Partegora. Scoperto nel 1776 e nominato dallo scienziato “aria infiammabile nativa delle paludi”, il metano è è stato impiegato solo poco prima della metà del Novecento come combustibile per usi domestici. Oggi, è il secondo maggior responsabile dell’effetto serra, e la sua concentrazione in atmosfera non fa che aumentare. Per questo, «la “Dichiarazione” deve essere un punto di riflessione per tutti, specialmente per i governanti delle nazioni» spiega Milo Manica, assessore all’Ambiente e Lago di Angera. «Il fatto che prenda il nome dalla nostra città ci rende orgogliosi e ci responsabilizza nei confronti delle forze politiche. Dobbiamo impegnarci per far circolare il documento e renderlo il punto di partenza per un cambio di passo immediato. I gas serra prodotti dai settori industriali, dall’agricoltura, dai trasporti e dai conflitti in atto sono un problema conclamato. Le tecnologie per una transizione giusta ci sono e puntare sulle rinnovabili è fondamentale».
Sulle orme di Volta
A conclusione della conferenza internazionale, giovedì 2 aprile è stata organizzata, alla Palude Bruschera, l’uscita a gruppi “Sulle orme di Volta”. Attraverso una strumentazione di precisione è stato possibile misurare il metano liberato smuovendo con un bastone il fondo paludoso in alcuni punti: durante l’esperimento alcuni picchi hanno registrato una concentrazione di metano 200 volte superiore alla quantità presente in atmosfera, a dimostrazione di quanto metano sia prodotto e conservato sul fondo melmoso delle aree umide. «Ho avuto la possibilità di seguire un gruppo durante l’escursione e toccare con mano quanta passione per il proprio lavoro contraddistingue le persone intervenute. Ripetere l’esperimento di Volta a distanza di 250 anni con tecnologie nuove è stato veramente affascinante», conclude Manica.
Tavolo di confronto sull’acqua: al Jrc di Ispra 50 rappresentanti delle istituzioni
