COMO – Numerosi profili online, riconducibili secondo gli investigatori a un unico ragazzo di 16 anni di Como, hanno portato la Digos sulle tracce di un adolescente fino a quel momento mai comparso nei radar delle forze dell’ordine. Dietro account utilizzati per diffondere contenuti di propaganda jihadista, neonazista e antisemita, secondo l’accusa, ci sarebbe stato uno studente liceale italiano, nato a Como da genitori di origine straniera e senza precedenti.
L’inchiesta, avviata dopo una segnalazione dell’Aisi, ha ricostruito un’attività online che sarebbe iniziata almeno dal febbraio 2024 e che, secondo gli atti giudiziari, sarebbe diventata progressivamente più violenta. Il 16enne è stato arrestato dalla Digos mentre era in vacanza con la famiglia a Grosseto.
Le accuse
Il giovane è accusato di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale e di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Il provvedimento è stato emesso dal giudice del Tribunale per i minorenni di Milano.
Secondo gli investigatori, il ragazzo avrebbe utilizzato in particolare Discord e Reddit, oltre ad altre piattaforme di messaggistica, per entrare in gruppi e condividere materiale estremista. I contenuti non riguardavano soltanto il jihadismo, ma anche neonazismo, antisemitismo e suprematismo, con messaggi d’odio contro persone di colore, ebrei e omosessuali.
L’attività clandestina
Per il giudice, il minorenne avrebbe agito con «particolare astuzia e pervicacia», cercando anche di rendere difficile la propria identificazione attraverso Vpn e altri strumenti di offuscamento della navigazione.
Gli atti descrivono una progressiva condivisione di contenuti sempre più violenti e riferimenti alla cosiddetta Guerra Santa. In alcune conversazioni recuperate dagli investigatori, il ragazzo avrebbe espresso sostegno allo Stato Islamico e manifestato interesse per l’organizzazione terroristica.
I materiali sequestrati
Nel corso delle perquisizioni dei dispositivi elettronici sono stati trovati, secondo la polizia, numerosi file e video di propaganda dell’Isis, anche in diverse lingue, con immagini di addestramenti, esecuzioni e altri contenuti estremisti.
Tra i materiali sequestrati figura anche un video in russo, con il logo dello Stato Islamico, sulla fabbricazione di un ordigno esplosivo improvvisato. Gli investigatori avrebbero inoltre individuato contatti e interazioni con soggetti ritenuti vicini a gruppi jihadisti.
La doppia vita
A scuola, il 16enne sarebbe apparso come un ragazzo schivo e poco incline al dialogo con i coetanei, abituato a trascorrere molto tempo sul web. Nulla, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbe fatto pensare a una simile attività online.
È proprio attraverso l’analisi di telefoni, computer e profili digitali che gli investigatori avrebbero ricostruito quella che gli atti descrivono come una seconda vita virtuale, caratterizzata dalla frequentazione di ambienti estremisti.
La difesa
La difesa contesta però la ricostruzione accusatoria. L’avvocata Rosella Malune descrive il ragazzo come «un adolescente tranquillo e timido» e sottolinea che non avrebbe mai compiuto azioni concrete di propaganda o attività terroristica.
L’inchiesta è ancora nella fase iniziale e dovranno essere verificati ulteriormente i materiali sequestrati, i contatti online e il significato delle attività attribuite al minorenne.
Le indagini
Gli accertamenti proseguono per stabilire l’eventuale esistenza di una rete di contatti più ampia e verificare se altre persone fossero coinvolte o a conoscenza delle attività contestate.
Sul caso è intervenuto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha sottolineato l’importanza della prevenzione contro radicalizzazione ed estremismo, soprattutto tra i giovani. Il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni ha definito l’operazione un intervento di prevenzione contro il radicalismo islamista e l’estremismo violento suprematista.
