I grandi temi, certo, come l’Europa e la sovranità digitale con, in primo piano, l’intelligenza artificiale. Poi lo sviluppo industriale del territorio, anzi, prima di ogni altro argomento appunto il tema che più da vicino coinvolge Confindustria Varese – convocata in assemblea negli storici capannoni di Leonardo, l’ex Macchi di Venegono Superiore – cioè la salvaguardia politico/economica e la crescita dell’area varesina. Chiaro appello al governo lanciato da Luigi Galdabini, presidente dell’associazione imprenditoriale durante il suo intervento.
A raccogliere l’invito a farsi promotori di iniziative funzionali alla provincia di Varese c’era Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, varesino e, soprattutto, tra i maggiorenti di un partito, la Lega, che, una volta, si era intestata la cosiddetta “questione settentrionale”, per stemperarla poi, via via. Galdabini ne ha fatto cenno non a caso quando ha parlato della necessità di istituire una ZLS (zona logistica semplificata) nell’area di Malpensa e di una gestione intelligente (ha detto proprio così) dei Fondi per lo sviluppo nelle zone di confine con la Svizzera, cioè la parte più a Nord della provincia, abitata da schiere di frontalieri.
In altri termini, l’industria deve tornare al centro delle strategie di sviluppo locale, attraverso misure che rendano attrattivo il territorio per gli investitori, italiani e stranieri. Chiaro il concetto: “Va bene parlare di turismo, di terziarizzazione avanzata della nostra economia locale. Ma rimane un fatto: ancora oggi per la provincia di Varese non esiste un modello di sviluppo che possa essere alternativo alla crescita dell’industria e di Malpensa”. E’ su questi punti fermi, la manifattura e l’aeroporto, che per gli industriali si gioca il futuro dell’intera area, di una provincia, a ragione considerata policentrica, che chiede un’attenzione più concreta da parte delle istituzioni e della classe dirigente.
Di una simile, inderogabile necessità se n’è spesso discusso in questi anni. Non ultima la tavola rotonda di Varese Vive di metà marzo durante la quale, proprio Giorgetti e Valerio De Molli, amministratore delegato di The European House-Ambrosetti, avevano approfondito il tema dello sviluppo locale possibile, concludendo che Varese, terra ricca, non può più vivere di rendita. Insomma, deve guardare al futuro con misure eccezionali, né più né meno come chiedono le categorie imprenditoriali.
Con la ZLS intorno all’aeroporto si vuole realizzare un’area dove lo Stato possa introdurre procedure amministrative più rapide e agevolazioni per favorire investimenti, sviluppo manifatturiero e logistico. Per quanto riguarda la parte Nord della provincia per Galdabini è appunto strategica una “gestione intelligente” del fondo che si nutre di una quota delle maggiori entrate fiscali derivanti dall’Irpef pagata dai nuovi frontalieri. “Una partita – sono parole del presidente – che arriverà a regime quando il Fondo potrà contare su una dotazione di 220 milioni all’anno. Non possiamo disperdere in mille rivoli questa preziosa risorsa per lo sviluppo delle nostre zone di confine”.
Infine una sottolineatura che richiama sic et simpliciter proprio il fatto che la “questione settentrionale è anche una questione nazionale”. Giancarlo Giorgetti era lì, ha sentito. Sappiamo tutti a chi dovrà trasferire il messaggio, se vorrà.
confindustria questione settentrionale – MALPENSA24
