VARESE – «Varese continua a essere una terra ricca ma non può pensare di poter vivere di rendita». Forse è un po’ sintetica, però il ministro Giancarlo Giorgetti non è certo un uomo di tante parole. La sua sintesi però descrive Varese e il Varesotto. Una frase che riassume lo splendore del passato e mette lì le sfide del futuro. Una frase che arriva dopo una dettagliata relazione di Valerio De Molli, amministratore delegato di The European House – Ambrosetti (Teha).
Varesevive per Varese sei tu
Sala stracolma quella di Varesevive. Un pubblico, non di addetti ai lavori ma di interessati al lavori, se così possiamo dire. Varese sei tu, l’associazione con valori identitari e d’area leghista, fondata da Sergio Terzaghi, ha portato sul palco il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e l’ad della società che organizza il Forum internazionale di Cernobbio Valerio De Molli. Presenti, infatti, imprenditori, rappresentanti delle maggiore società sportive cittadine e volti della politica. In primis il governatore della Lombardia Attilio Fontana e il sindaco di Varese Davide Galimberti.
Varese: dalle stalle alle stelle
Parte De Molli. E la disamina che offre della città e della provincia ha il merito di mettere nero su bianco le cose che non vanno. Anzi, in alcuni casi, delle cose che vanno proprio male. E i numeri socio economici snocciolati dall’ad di Teha hanno l’effetto di una seduta di psicoterapia in cui “il paziente” prende consapevolezza delle proprie debolezze.
Ma non solo. Perché De Molli poi ha messo sul tavolo della discussione anche i punti di forza. Mattoni dai quali ripartire. Poiché Varese e il Varesotto valgono 30 miliardi di pil, il 6.2% della Lombardia e ha 2 comuni tra i 30 più ricchi d’Italia che diventano 7 se la graduatoria tiene conto dei primi 100.
Le debolezza
Le debolezze del “sistema Varese” partono dal rigido inverno demografico, la provincia ha perso 10 mila abitanti in dieci anni ed é tra le peggiori della Lombardia. Il territorio è poi poco dinamico ed è forte la de-industrializzazione. Anche perché la domanda è: “Dove sono finiti gli imprenditori?“, nel senso che la Provincia ha perso il 10% delle aziende, mentre il resto della Lombardia è rimasta statica. Oltre a registrare una scarsa presenza di aziende straniere e start up.
Il territorio poi registra una crisi universitaria: non attrae studenti a sufficienza e anche sul fronte della vivacità culturale il giudizio è: bene, ma non benissimo. Più allarmante il dato provinciale sulla disoccupazione giovanile e femminile. Mentre sul fronte turismo la crescita registra il tappo di non avere sul territorio una struttura a 5 stelle. De Molli: «Mi dicono di portare a Cernobbio a Varese. Lo farei volentieri, ma non si può fare per mancanza di offerta ricettiva d’alta qualità». Anche sul fronte trasporti si scopre che Varese era collegata a Milano più velocemente cinquant’anni fa rispetto a oggi.
Ci sarebbe da piangere per un territorio ricco com’è stato (e com’è ancora) il Varesotto. De Molli però “tira fuori il bugiardino” con la posologia per curare i mali socio economici. «Ci sono anche dati che indicano punti di forza importanti».
I punti di forza
Il manifatturiero, ad esempio, continua a essere un settore su cui punture e il sistema produttivo della Provincia può contare sul una diversificazione, che contribuisce a garantire resilienza e resistenza nei momenti di difficoltà. Varese è meglio di Torino, ad esempio, che ha un solo settore industriale che copre più del 50% della produttività. Inoltre la nostra provincia è anche terza in Lombardia per concentrazione di imprese. Altro punto di forza, in barba ai dazi trumpiani, è l’export che negli ultimi 9 mesi è cresciuto.
E poi i classici: Malpensa, i poli di ricerca di livello internazionale come Jrc di Ispra, ma anche Sanofi e Leonardo. De Molli poi segna due attestati di stima alla città capoluogo: «Bene nel calamitare fondi Pnrr e nel gestirli investendoli. Varese in tal senso è diventato un modello» e nella gestione delle linee del Piano di governo di territorio.
Le parole di Giorgetti
Il ministro Giorgetti parte dalla ricchezza, che non può diventare rendita eterna e sottolinea «il dato che fa più male, ovvero la disoccupazione giovanile». Giorgetti poi aggiunge che «Varese deve trovare una strada per non farsi stritolare a sud da Milano e a Nord dalla Svizzera, che drenano, per motivi diversi, “cervelli” e manodopera specializzata».
Quindi? Cosa può fare la politica? Giorgetti dice: «La politica si è sempre concentrata sul dato dell’infrastruttura fisica, ma oggi ci sono elementi immateriali che contano di più. E Varese ha un punto debole che nessuno studio può evidenziare: non sempre riesce a fare rete tra le diverse istituzioni come invece accade, ad esempio a Bergamo o a Brescia per citare due esempi lombardi».
Insomma, non tutto è da rifare, ma c’è tanto da lavorare.
