GALLARATE – Dopo l’appuntamento inaugurale ospitato in sala Impero, continua il percorso di “Conosciamo Gallarate?”, il ciclo di incontri organizzato da Forza Italia Gallarate per approfondire la storia e le tradizioni della città. L’iniziativa nasce dalla volontà di valorizzare il patrimonio culturale locale, nella convinzione che custodire le tradizioni significhi mantenerle vive e trasmetterle alle nuove generazioni.
Le tradizioni di Gallarate
Il prossimo incontro è in programma giovedì 18 alle ore 21 al Teatro Nuovo di Madonna in Campagna, in via Leopardi 4, e sarà dedicato a quattro tra le più significative tradizioni gallaratesi: la Gioeubia, la processione del Corpus Domini, la Contrada del Brodo e la Rama di Pomm. A guidare la serata sarà l’avvocato Massimo Palazzi, che illustrerà come queste manifestazioni rappresentino molto più di semplici ricorrenze popolari. «Si tratta di espressioni della memoria collettiva e di elementi che possono essere ricondotti al patrimonio culturale immateriale», spiega il relatore. Un concetto che trova riconoscimento sia nelle convenzioni dell’Unesco sia nella normativa italiana, attraverso il Codice dei beni culturali e del paesaggio, che tutela le espressioni dell’identità culturale collettiva.
La Gieoubia e la Rama di Pomm
L’obiettivo dell’incontro sarà quello di approfondire le origini e l’evoluzione di ciascuna tradizione, evidenziandone gli aspetti distintivi. La Gioeubia, ad esempio, affonda le proprie radici in antichi riti di origine pagana; la processione del Corpus Domini unisce la dimensione religiosa a una partecipazione popolare che storicamente coinvolge l’intera comunità cittadina. La Contrada del Brodo richiama invece una consuetudine legata al mondo del lavoro: un tempo, nel Canton Sordo, l’attuale via San Giovanni Bosco, veniva distribuito il brodo agli operai diretti agli opifici della zona. Una tradizione che ancora oggi conserva un forte valore umano e aggregativo. La Rama di Pomm, infine, è strettamente connessa alla storia del santuario di Madonna in Campagna e rappresenta un esempio significativo dell’intreccio tra devozione religiosa e senso di appartenenza alla comunità locale.
Dignità culturale
L’iniziativa si propone anche come occasione di integrazione e conoscenza reciproca. L’invito è infatti rivolto non soltanto ai cittadini gallaratesi, ma anche alle comunità straniere presenti sul territorio, affinché possano conoscere meglio la storia e le tradizioni della città che li ospita. Secondo Palazzi, la consapevolezza delle proprie radici non è soltanto una questione identitaria, ma anche un elemento di dignità culturale, utile per comprendere e raccontare il contesto da cui una comunità trae origine.
Capodanno Bengalese, la festa a Gallarate. Il vicesindaco: «Persone splendide»
