Continueremo a chiamarla Malpensa

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L’Enac, l’ente nazionale che coordina l’attività dell’aviazione civile, attraverso il suo presidente Pierluigi Di Palma sollecita Sea ad adeguare la segnaletica di Malpensa in base all’intitolazione dello scalo a Silvio Berlusconi. Non sembra essere un invito, quanto una prescrizione che la società di gestione aeroportuale è chiamata a rispettare. La nuova denominazione ufficiale dovrebbe essere, anzi, è: “Aeroporto Internazionale Milano Malpensa – Silvio Berlusconi”.

Insomma, una sorta di diktat istituzionale legittimato dalla recente sentenza del Tar che ha respinto il ricorso di Palazzo Marino e di alcuni comuni contigui a Malpensa contrari al nome del Cavaliere, così come deliberato dal Cda di Enac un paio di anni fa con l’avallo del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, nonché dell’intero governo. Una decisione che, come si ricorderà, ha provocato polemiche e prese di posizione contrarie. Le motivazioni dei “no” hanno trovato sostegno nella mancanza di un preventivo confronto tra gli enti interessati, quindi, in una imposizione dall’alto di matrice essenzialmente politica. Oltre al fatto che, secondo molteplici pareri, Malpensa avrebbe potuta essere intitolata ad altre personalità più attinenti alla funzione della struttura, di origine territoriale.

“Soprattutto personalità meno divisive di Berlusconi” è stato detto e scritto da chi ha contestato la delibera di Enac. Fino ad adire le vie legali, con i ricorsi al Tribunale amministrativo regionale da parte di Giuseppe Sala, primo cittadino di Milano, e dei sindaci del circondario, governati dal centrosinistra: Somma Lombardo, Cardano al Campo, Samarate. Il Tar ora ha stabilito che le loro pretese non hanno sostanza giuridica, che Enac non ha commesso irregolarità e che Malpensa può chiamarsi anche Berlusconi. Tant’è che proprio il sindaco Sala ha deciso di alzare bandiera bianca e di evitare altre procedure giudiziarie che, con molte probabilità, sarebbero finite con lo stesso esito.

Contenti così? In attesa che Sea, oltre ad adeguare la segnaletica, organizzi anche una cerimonia ufficiale di intitolazione (a patto che il Comune di Milano, suo azionista di maggioranza, le dia il via libera) dovremmo cominciare ad abituarci a un nuovo modo di dire. Per esempio: “Parto domani dal Berlusconi”. Mah. Difficile prendere questa consuetudine, soprattutto dalle nostre parti, in provincia di Varese. Territorio che già vive l’anomalia di ospitare uno scalo internazionale considerato a tutti gli effetti di Milano. Condizione a suo modo frustrante, a ben vedere, quanto immodificabile. Ma uno scalo di tale importanza cancella inevitabilmente i confini. Più difficilmente ne oscura le denominazioni. Malpensa continuerà ed essere chiamata Malpensa: per il suo passato, per essere patrimonio culturale della memoria collettiva di una provincia e di un territorio che non cederanno mai la loro identità né adegueranno la loro storia alle suggestioni di un nome. Importante fin che si vuole, ma pur sempre un nome.

Malpensa, io vi odio a voi romani

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