BUSTO ARSIZIO – «“Libera” è nato un po’ per caso. Fin da ragazzo volevo fare il regista e a quell’epoca erano emersi nomi come Antonio Capuano e Mario Martone perché avevano adottato un linguaggio molto libero, fuori dalle convenzioni». Così Pasquale, più noto come “Pappi”, Corsicato – «uno dei registi più immaginifici», ha sottolineato Giulio Sangiorgio, direttore artistico del Baff – ha ripercorso ieri, martedì 25 marzo, al Teatro Dante di Castellanza, genesi e retroscena della sua pellicola del 1993 nell’ambito dello spazio che il festival di Busto Arsizio riserva agli esordi degli autori affermati.
Il film è suddiviso in tre episodi che ruotano, tra eros, vivace ironia e surrealismo, intorno a tre donne: Aurora, Carmela e Libera. «Il terzo è in realtà il primo cortometraggio che girai – così il racconto di Corsicato – e che poi portai a un piccolo festival di cinema a Roma, dove incontrò molto favore. Mi sembrò un peccato buttarlo via, era stato così apprezzato: così aggiunsi altri episodi, altre due storie con al centro una donna. Mancavo da dieci anni, perciò decisi di ritrarre tre Napoli diverse ma con un comune denominatore: una grande solitudine, un sottofondo amaro. Ancora non si parlava di Scampia e dei neomelodici, ma io lo feci».
Ogni episodio è stato girato in cinque giorni, «senza soldi e fatto in amicizia. A Berlino ebbe un successo grandioso. Per i film seguenti tutto diventò invece più difficile, come avviene se esci da certi binari previsti». Come ha osservato il regista, che ha firmato le serie tv “Vivi e lascia vivere”e “Inganno” nonché numerosi documentari d’arte, «oggi “Libera”, dopo che il film è stato restaurato in 4K, ha avuto una nuova mini-distribuzione: oltre che ai vecchi fan sembra piacere alle nuove generazioni».
Il Baff di Busto torna a Varese. Asse verso la capitale della cultura 2030
