VARESE – C’è anche il Varesotto tra i territori interessati dalle interruzioni decise da Adecco e Randstad. Sono cinque i lavoratori assunti dalle agenzie in Prefettura, a cui vanno aggiunti gli otto collocati agli uffici di Varese e nei commissariati di Busto e Gallarate, colpiti dagli stop. «Con gravi ricadute sui diritti, i servizi pubblici e le tutele delle persone migranti», spiegano da Cgil Varese.
Il parere di Cgil
«Prevalgono le questioni economiche sulle esigenze di continuità occupazionale e si respira la totale indifferenza alle ripercussioni di carattere sociale che entrano in gioco», ha dichiarato Marzia Pulvirenti, segretaria generale Nidil Cgil Varese . «Assisteremo in tempi rapidi ad una paralisi di una serie di attività che garantiscono un servizio essenziale (ad oggi la sola Questura gestisce circa 120 pratiche al giorno)». Dello stesso parere anche Gabriella Sierchio, segretaria generale Fp Cgil Varese: «Continuiamo a registrare grande preoccupazione per la possibile cessazione dei contratti di somministrazione. Non vengono garantiti servizi pubblici essenziali, riemerge il problema del sovraccarico di lavoro in capo al personale assunto dal Ministero che andrà in sofferenza a fronte di prossimi pensionamenti e nessuna previsione, al momento, di nuove assunzioni».
Lo sciopero
Lunedì 23 giugno – dalle 9.45 – si terrà di fronte alla sede Adecco di Milano un presidio nazionale dei lavoratori somministrati impiegati al Ministero dell’Interno. Una scelta sostenuta da Felsa Cisl, Nidil Cgil e Uiltemp, presa dopo la sospensione dello sciopero nazionale, in programma lo stesso giorno, da parte della Commissione di garanzia per la concomitanza con un altro sciopero. «La decisione è stata presa dopo che le agenzie hanno deciso di interrompere il lavoro di circa mille lavoratrici e lavoratori, circa 130 nella sola Lombardia, che da anni garantiscono servizi in Prefetture e Questure», spiegano dalla Cgil. «Le Agenzie si sono rivolte al Tar del Lazio per contestare la legittimità dell’ultima proroga tecnica (con scadenza 30 giugno) richiesta dal Ministero dell’Interno per dare continuità occupazionale, lamentando il mancato riconoscimento, da parte del Ministero, dell’intero costo del lavoro, denunciando una perdita economica e un mancato profitto».
