«Crudo e non politically correct»: a Villa Recalcati il nuovo film di Mattana

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VARESE – «Ho incontrato Dario Argento, William Friedkin e George Romero. Il cinema è la mia passione e, lavorando all’interno di uno, chiudo così il cerchio»: oggi, mercoledì 30 settembre, Emanuele Mattana, autore dell’horror “Inverno” ha così introdotto a Villa Recalcati, sede della Provincia di Varese, la presentazione ufficiale del suo nuovo film “I caught a fleeting glimpse”. L’incontro, che visto tra i partecipanti Giuseppe Carcano, dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale, i sindaci dei Comuni dove si trovano le location, la segretaria di edizione Marionne Cetraro, gli attori Giancarlo Ratti, Marco Antonini, Eleonora Tredici e l’etnologo Antonio Valmaggia, è stata anche l’occasione per fare il punto delle riprese a un mese dal loro inizio, accompagnato dalla proiezione di un loro mashup.

«Un puzzle difficilissimo, ma riusciamo a farlo»

Come ha raccontato Mattana, «abbiamo ricevuto oltre diecimila candidature per “I caught a fleeting glimpse”, che ha avuto come prima location la scuola Mazzini per poi toccare il Miv, la Valcuvia e il borgo dipinto di Arcumeggia. Nel fare questo abbiamo anche ricevuto una grande attenzione da parte degli esercenti locali che hanno supportato noi ed Emproductions: la realizzazione di un film è un avventura stupenda ma difficoltosa, senza questo tipo di sostegno non si va da nessuna parte. Stavolta sono coinvolte quasi duecento persone, non è così facile trovarne tante disponibili. Il budget è di poche migliaia di euro e tutti abbiamo un lavoro a parte; è un puzzle difficilissimo da mettere insieme, ma riusciamo a farlo».
«Senza dimenticare – ha aggiunto Tredici – il grosso lavoro tecnico che c’è dietro, di cui si parla raramente: luci, audio, produzione, io scrivo anche la sceneggiatura. È fatto di passione, ma anche di stress e frustrazioni». Come ha annunciato il regista di Cuveglio, «il lungometraggio sarà terminato nei primi mesi del 2027 per essere distribuito in autunno. Inoltre stiamo definendo un contratto per la distribuzione in streaming nel 2028».

La canzone che ha dato la scossa

«Sono crudo e non politically correct – ha detto Mattana della sua regia – perché, visti i temi affrontati, l’obiettivo di “I caught a fleeting glimpse” è che le persone assumano un maggiore senso civico e non abbiano timore di essere giudicate». Il titolo è stato tratto dal testo di una famosa canzone dei Pink Floyd, “Comfortably numb”. «“Ho visto qualcosa con la coda dell’occhio”: potrebbe essere un’occasione persa, una persona che chiede aiuto o un volto familiare che scompare e non vedi mai più. L’ho ascoltata migliaia di volte, mi ha dato la scossa per cambiare genere.
Quando giro un film, l’origine sono tutte situazioni di vita vissuta, che poi vado a reinventare. Non ho difficoltà con questo, lo vivo come il mio modo di fare cinema e, vivendolo in prima persona, mi emoziono anche a scriverlo e girarlo. Sul set i ragazzi si son messi tutti a piangere per quello che stavo facendo: ti devi immedesimare nella storia. E quando giro il primo a piangere sono io».

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«Una luce per migliorare la società»

Per Carcano è un film «sul pezzo», per il fatto di parlare di bullismo, depressione, hikikomori e indifferenza, «temi interessanti perché sono gli stessi che stiamo affrontando a scuola. Chi ne dirige una è di fatto un regista». Come ha ricordato Giorgio Piccolo, sindaco di Cuveglio, «già per “Inverno” siamo stati contenti di dare il patrocinio per l’uso dei siti del Comune. Spero che “I caught a fleeting glimpse” diventi un veicolo per aiutare a superare le criticità legate ai temi che racconta».
«Ho colto qualcosa di evolutivo, un’immediatezza e un’incisività notevole», ha osservato Valmaggia. «Mia moglie lavora nel campo del disagio giovanile e della terza età, sempre più in crescita». L’auspicio per l’opera di Mattana è che sia «una luce per migliorare la società».
Antonini, che interpreta il personaggio Metus, ha parlato di «un film dentro al film, come un sogno dentro al sogno per Poe. Una volta si distingueva tra i film del terrore, che favorivano la suspense, e quelli dell’orrore, dal carattere più splatter. Ora sono tutti finiti sotto il termine anglosassone “horror” ma questo è un film che tiene una certa tensione, una certa paura. Nel 1986 comprai il primo Dylan Dog, ho una certa conoscenza della materia. È bello, quando non ci sono zombie o licantropi, chiederti: “Adesso che cosa succede?”».

Via alle riprese del thriller di Mattana, Varese e Cuveglio tra le prime location

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