Da Rock The Jungle con passione: gli anni Novanta del rap di Tormento e Otierre

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VARESE – «Una passione ti salva la vita» è stato il consiglio di Tormento, richiamando quanto già detto prima da Esa: «È bello che sia un’amicizia che nasce da una passione comune, così come nel football americano». È stata una serata all’insegna del mondo hip hop quella che ieri, domenica 7 settembre, ha animato il Jungle Field di San Fermo, campo di allenamento della squadra dei Gorillas, in occasione della seconda data della manifestazione Rock The Jungle. Protagonisti i fratelli Cellamaro che, cresciuti a Varese, negli anni Novanta hanno fatto la storia – Francesco con gli Otierre e Massimiliano con i Sottotono – del rap italiano; a scaldare il pubblico prima del loro arrivo sul palco sono state le rime dei concittadini MoFos e della formazione svizzera dei Big Bang Family con Nx.

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«Chi è ancora “Sotto effetto stono?”»

«Era il 1984 quando ci siamo innamorati dell’hip hop e devo tutto a mio fratello e agli Otierre. È il 2025, voi ci siete?», si è così rivolto Tormento, assistito alla console da Dj Promo L’Inverso offrendo agli spettatori nuovi brani come le collaborazioni con Guè, Beba o Aka7even – «ragazzi giovanissimi mi chiedono di partecipare ai loro pezzi: è un bel riconoscimento dopo tanti anni» – e alternandoli agli omaggi a Primo Brown, Gemitaiz e Fritz da Cat.

Senza naturalmente dimenticare i successi del passato: «Vedo tante facce di amiche e amici, chi si ricorda di questa robaccia? Chi è ancora “Sotto effetto stono?”». “La mia coccinella” – «qui è iniziato tutto, da una ragazzina di Tradate» – cantata con il pubblico così come “Solo lei ha quel che voglio”, “Tranquillo”, “Dimmi di sbagliato che c’è” e “Mezze verità” ma anche una riflessione sul presente: «Quando da Reggio Calabria ci siamo trasferiti qui ricordo che c’erano i cartelli con scritto “non si affitta ai meridionali” e mi sembra che stia succedendo ancora per i migranti: cambia cioè capro espiatorio, ma la merda rimane la stessa. Poi Varese ci ha accolto alla grande quando andavamo in skate in Galleria Manzoni o facevamo break dance. Ma ricordo anche che in Puglia quando arrivavano i rifugiati dalla guerra gli preparavano da mangiare: vorrei che mio figlio fosse accolto così, se un giorno dovesse scappare da questo Paese. È difficile, ci vuole tanto amore».

E la lotta alla droga non si deve fare con misure proibizioniste, ma dando muri per disegnare e posti per ballare o creare musica. L’invito è a coltivare sempre la propria passione, perché salva la vita: «Negli anni Novanta nessuno credeva nel rap. Ma se ci credi veramente devi andare avanti». Il saluto con una canzone dal festival di Sanremo: “La mia parola”, eseguita insieme ai nipotini Luca e Joshua, poi al centro di una session di freestyle a fine concerto. «…E grazie per essere stati con me dal giorno uno, Varese».

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«Un festival dell’amicizia»

«La ricchezza più bella è vedere ancora qui tante generazioni, tutte insieme a far festa», ha commentato Esa il pubblico accorso al Junglefield. «Ci si diverte al campo dei Gorillas: il football americano è uno sport che ama la socialità». Per tutta la durata del concerto i cori “Otierre-Dalla Sede”, Gente-Guasta” e «Gorillas-Ooo” non hanno smesso di accompagnare l’Mc e i sodali Polare e Vigor mentre tra i sapienti scatch del dj davano prova della old school italiana omaggiando La Pina, Dj Skizo, Ice One e Dj Shocca.

«Questo è l’hip hop, bellissima energia che ci fa stare bene» – così El Presidente alla risposta positiva dei presenti, «cinque o sei generazioni di “pisquane” e “pisquani” cresciuti al ritmo del boom bap» ben “Sintonizzati” su “Splendente”, “Bombalo”, “Rap di qualità” e i pezzi dei Gente Guasta (“Lotta armata”, “Mondi sotterranei”, “Il qvinto potere”, “Insane metamorfosi”).

«Ci poche volte all’anno per vederci tutti insieme: è proprio un festival dell’amicizia. Bella situazione, Rock The Jungle è fatto dal cuore per fare cricca. Magari qui in giro non ci sono tanti eventi, quando questo succedeva a noi restavamo di più in studio alla Sede per affinare le nostre arti. È il bello della provincia: vi permette di coltivare le vostre passioni. Invece nelle città ci sono troppe distrazioni». Molti i classici dagli anni Novanta accolti con gioia a San Fermo: “Ce n’è”, “Rispettane l’aroma”, “Chiedo permesso”, “Pura algebra”, “Secondo me” e “Play your position”. «Sentire gli amici: questa è la differenza tra intrattenimento e qualità».

Tormento, Otierre e Kaso: a Varese due giornate con il rap di Rock The Jungle

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