Dagnoni rieletto presidente FCI. I temi della crisi del ciclismo e della sicurezza

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Cordiano Dagnoni rieletto presidente della Federazione Ciclistica Italiana

di Claudio Ghisalberti

Cordiano Dagnoni è stato rieletto per il secondo mandato consecutivo presidente della Federazione ciclistica italiana. Quella del sessantenne dirigente milanese è una vittoria schiacciante ottenuta al ballottaggio con quasi il 60% delle preferenze. Silvio Martinello esce sconfitto nel testa a testa (dopo che Daniela Isetti era  stata esclusa al primo turno) come quattro anni fa. Verdetto impietoso: 138 a 92. 

Dagnoni, per il prossimo quadriennio si trova ora davanti un percorso durissimo, fatto di tantissima salita. Quasi senza un metro di pianura, ancora meno di discesa. Il ciclismo italiano è attraversato da una crisi nerissima e a poco serve contare quante medaglie si sono vinte. Mario Cipollini sostiene addirittura che da noi questo sport sia già morto. Di sicuro i problemi sono enormi, giganteschi e tantissimi. Dagnoni questo lo sa bene e fare una lunga lista della spesa servirebbe a poco. 

Però c’è un punto, a mio parere, da cui bisogna ripartire. E questo non riguarda la ricerca dei talenti e non è neppure legato al fatto che in Italia non ci sia neanche una squadra di World Tour. No, il problema da risolvere si o si, è legato alla sicurezza, senza la quale non si riparte. La famosa e tanto decantata regola del “metro e mezzo” non serve a nulla se nessuno la fa rispettare (come la realtà dimostra) e se non c’è rispetto per la vita, perché di quello parliamo, del ciclista. Persona che, per passione ma a volte anche per dovere o per gioco va in bici, ma che diventa agli occhi di molti un essere spregevole, persino da eliminare (le dichiarazioni di Vittorio Feltri ne sono state un esempio ripugnante). Però la sicurezza non riguarda solo l’attività su strada di chi pedala, ma anche quella delle gare e che tocca organizzatori e direttori di corsa esposti, dopo le recenti sentenze, a rischi enormi.

Per riuscire a ottenere qualcosa Dagnoni dovrà avere la forza di andare a chiedere, e la bravura di ottenere, aiuto dalla politica. Perché il ciclismo non è solo uno sport (e non un gioco), non fa parte solo della storia e della cultura del nostro Paese. Il ciclismo è anche salute, turismo, economia. È gioia e allegria. Anche se può sembrare paradossale, perché da noi è  promosso poco e malissimo, in modo vecchio, il ciclismo è anche futuro. Però è un futuro, ma anche un presente, che noi non vediamo. Oggi non ci appartiene. 

Il resto, casomai, verrà di conseguenza. Dopo il trionfo, per esempio, a Dagnoni è stato chiesto anche chi sarà c.t. dei professionisti. Ma questo è l’ultimo dei problemi. Potremmo essere io, tu, lui o quell’altro: con tutto il rispetto di Bennati, c.t. uscente, cambia niente. Questo era un problema quando in Italia c’era abbondanza di grandi corridori. Oggi si fa fatica a mettere assieme otto nomi almeno presentabili al via. 

Martinello, lo sconfitto, ha fatto la scelta, giusta e coraggiosa, di presentare la sua squadra prima del voto. Il problema sono forse stati i componenti. Renato Di Rocco, che con Martinello negli anni passati ha avuto anche una bega giudiziaria, è già stato per quattro mandati (dal 2005 al 2021) a capo della Federciclo e ha visto affondare la sua nave. Impensabile che ora abbia la bacchetta magica per farla riaffiorare. Eppure su di lui Martinello contava molto. Dario Broccardo è stato un bravo tecnico, ma ha 74 anni. In più, ci sarebbe stato Davide Cassani. Il romagnolo si era proposto per tornare fare il c.t., ma per lui si prospettava un ruolo da senior advisor. 

Eppure Martinello mostrava estrema sicurezza. Contava di ottenere 150 voti. O ha fatto male le somme o molti lo hanno tradito. Eppure si sentiva già presidente. Forse era confortato dagli exit poll, non si sa fatti da chi, forse da quattro amici al bar, che lo davano come sicuro vincente. A Roberto Amadio, che ha ancora un anno di contratto come team manager della Nazionale, pochi giorni fa gli ha ribadito, almeno fino a fine stagione, la sua stima e fiducia. Peccato che i due non si parlino da oltre un anno. 

Le elezioni hanno coinciso con il 62° compleanno di Martinello. Al momento della candidatura disse che lui domenica 19 gennaio avrebbe festeggiato lo stesso. Auguri! 

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