DAIRAGO – Minoranze all’attacco della giunta Rolfi a Dairago dopo l’approvazione nell’ultimo consiglio comunale del sistema di calcolo della tariffa puntuale sui rifiuti e dell’ennesima variazione di bilancio. Sul primo punto, UniAmo Dairago parla di «introduzione improvvisata, senza comunicazione e senza dati solidi». In particolare, punta il dito sul meccanismo per il calcolo della tariffa puntuale (nella tabella sotto). «Il sistema – osserva la lista guidata dalla capogruppo Milvia Borin – prevede il conteggio delle esposizioni della mastella da 40 litri per l’indifferenziato, assegnando a ciascuna utenza un numero massimo “soglia” di svuotamenti all’anno, calcolato sulla base della fascia familiare. Fino alla soglia, ogni svuotamento ha un costo fisso di 1,4534 euro; oltre la soglia, il costo sale a € 1,7441, con un incremento del 20%. Ma questa componente incide solo per il 14,3% della tariffa totale, il che la rende residuale e con scarsa capacità di influenzare realmente i comportamenti.

«Pur avendo investito nel 2018 nelle mastelle con microchip e nell’infrastruttura – prosegue UniAmo Dairago – il sistema entra in vigore solo nel 2024, e senza alcuna comunicazione preventiva ai cittadini: nessuna assemblea, nessuna campagna informativa, nessun supporto pubblico per accompagnare le famiglie in questo passaggio. I cittadini scopriranno solo a luglio 2025 che dovranno pagare per le esposizioni effettuate durante l’intero 2024, sulla base di una tariffa costruita su dati parziali e incompleti. È una gestione opaca e approssimativa, che mina alla base il concetto stesso di trasparenza».
UniAmo Dairago: «Cittadini spiazzati»
Non basta. «Abbiamo appreso solo da una nota a margine, richiesta dalle minoranze, che circa 700 utenze (su 2.736 totali) non hanno esposto alcuna mastella nel 2024. Nonostante ciò, la tariffa è stata formulata come se quei dati fossero completi e affidabili, e quei 700 utenti pagheranno comunque la tariffa minima, mentre gli altri – quelli che hanno conferito correttamente – pagheranno per intero, con eventuale extra-soglia. Com’è possibile costruire un sistema che si definisce “puntuale” quando oltre un quarto delle utenze non è stato rilevato? Come si può ritenere equo, proporzionale e trasparente un impianto basato su un solo anno di rilevazione, e per di più incompleto? E come è possibile che la fase sperimentale sia iniziata nel 2018 e vengano utilizzati solo i dati del 2024?
«A causa di questa confusione, si è deciso di emettere due bollette: una a luglio e una a ottobre, per dare tempo all’ente di effettuare verifiche e ai cittadini di segnalare errori; il tutto con un costo aggiuntivo di 7.000 euro, a carico della collettività. È questa l’efficienza amministrativa che si intende perseguire?».
Contestato anche l’iter istituzionale
Anche il percorso istituzionale con cui si è arrivati alla votazione di questa delibera – bocciata dalle opposizioni – è giudicato «estremamente discutibile: la commissione è stata convocata solo lunedì sera, e ci è stato concesso meno di un giorno per analizzare la documentazione e proporre emendamenti, posticipato di un giorno quando si sono resi conto di aver eluso il diritto di informazione delle minoranze. È evidente come una simile tempistica impedisca ogni confronto costruttivo e riduca drasticamente la possibilità di incidere, di proporre miglioramenti, di rappresentare i cittadini con pari dignità».
Ultima criticità, «questo sistema non è affatto premiante: chi produce poco rifiuto e si impegna a differenziare non riceve alcun beneficio economico. Il risultato è un sistema che non stimola alcun miglioramento, non orienta i comportamenti e non costruisce cultura ambientale».
Sul bilancio: «Troppe variazioni, si naviga a vista»
UniAmo Dairago, insieme all’altro gruppo di minoranza Scelgo Dairago, si è invece astenuta sull’undicesima variazione di bilancio del 2025. «Come gruppi di minoranza – si legge in una nota congiunta – riteniamo doveroso esprimere una valutazione critica su quella che ormai sembra essere diventata una prassi consolidata, che mette in discussione l’intera impostazione della programmazione finanziaria di questa amministrazione. Il bilancio di previsione non è un esercizio contabile, ma uno strumento politico fondamentale, che dovrebbe esprimere una visione chiara e stabile dell’azione amministrativa. Invece, stiamo assistendo a un uso eccessivo e ripetuto delle variazioni, molte delle quali approvate in giunta o direttamente dagli uffici.
«Pur riconoscendo che la legge consente variazioni per l’uso di fondi vincolati o accantonati, ci chiediamo se è normale, in un comune di 6.500 abitanti, arrivare a 11 variazioni nei primi 6 mesi dell’anno. È questa la capacità di previsione e programmazione che ci si aspetta da una giunta che dichiara di pianificare con serietà? Un numero così alto di variazioni è indice di instabilità gestionale e mancanza di visione, perché un’amministrazione che modifica il bilancio ogni due settimane non governa, rincorre. Questo non è amministrare: è navigare a vista».
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