VARESE – Negli ambienti che frequenta non c’è un dress code obbligato, ma la giacca e la cravatta, che quasi sempre indossa, sono una consuetudine diventata abitudine. Ambienti forensi e politici.
Avvocato (lo diventerà, perché al momento è laureato in Legge), politico local (con ambizioni di crescita), ma soprattutto leghista. Nessuno avrebbe immaginato di aggiungere alle “qualifiche” di Stefano Angei anche quella di scrittore. E i suoi “Dialoghi immaginari, ma non troppo“, titolo della sua opera d’esordio, che verrà presentata sabato 6 dicembre alle ore 11 nella Sala Morselli della Biblioteca civica, svelano una passione conosciuta da pochi, quella della scrittura, ma anche un Pantheon storico culturale che ha davvero poco di leghista. Un parterre di titani con i quali sarebbe difficile sostenere un dialogo senza scadere nella sconfinata ammirazione se fossero in vita, figurarsi se tutti i big che sono finiti nel libro di Angei sono da anni pietre miliari della storia.
Sì viaggiare…
Inutile girarci intorno. Chi scrive conosce Stefano Angei per il suo ruolo politico. Un dettaglio che non ha inficiato la lettura del libro, ma che ha generato curiosità durante la scoperta del Pantheon e la lettura del libro. Da piazza San Venceslao alla Sierra Maestra cubana e alla foresta boliviana; dalla redazione romana di OP ai teatri, alla pianura reggiana, passando per la Città del Vaticano, Londra, gli Stati Uniti, la giungla di un’isola delle Filippine, le colline aretine, Legnano e Roma.
Il viaggio che si percorre nelle pagine che Angei ha dato alle stampe non è solo geografico, ma anche storico politico. E così si incontrano l’idealista, il rivoluzionario, il giornalista, l’imperatore, il capo di Stato, l’artista, la scienziata, due papi, politici, statisti, pduisti, un soldato senza guerra e tanti altri. Figure che hanno nomi e cognomi: Ian Palch, Che Guevara, Mino Pecorelli, Albino Luciani, Giulio Andreotti, Nilde Iotti, Riccardo Cuor di Leone, Licio Gelli, Alcide Cervi e Alberto da Giussano. E l’autore dialogante non solo parla con la storia e con queste grandi figure del passato, ma cuce, tra l’ieri e l’oggi, una playlist di canzoni che pagina dopo pagina diventa colonna sonora della silenziosa lettura.
Lettura che scorre, veloce, fluida, come le tante domande che si succedono. Tipo: “Ma cosa ci azzeccano il Che, Jan Palach con il Dna leghista dell’autore?”. Ma anche la Iotti, il sulfureo Niccolò Paganini e persino l’indomito Hiroo Onoda. Che ruolo hanno avuto nella formazione politica dell’autore fatta di ideali padani, secessionisti e autonomisti? Perché la voglia di capire quale sia il filo che lega (minuscolo) alla Lega (maiuscolo) quest’anarchica miscela c’è e rimane anche dopo essere giunti all’ultima di copertina. Domanda che si potrà sottoporre all’autore durante la presentazione che avverrà, giusto per arricchire questa patchanka storico-culturale-politica, insieme a Marco Pinti ed Emiliano Bezzon.
Nel frattempo “I dialoghi immaginari” possono diventare un trampolino per riscoprire passaggi e personaggi storici, epoche forse non troppo lontane, storie e storia che hanno fatto l’Italia, l’Europa e il mondo. Un affondo degno del pilota della DeLorean per un ritorno al passato, con uno sguardo al futuro, per riflettere sul presente.
