Dalla Liguria all’Emilia-Romagna, la partita si gioca sempre al centro

Il neo-presidente della Liguria Marco Bucci insieme ai leader del centrodestra

Il centrodestra in Liguria avrebbe vinto con un candidato diverso da Marco Bucci, dal profilo più marcato politicamente? E il centrosinistra avrebbe perso lo stesso se avesse messo in campo una figura più capace di guardare verso il centro rispetto al già “giovane turco” Andrea Orlando? Sono le domande che ci si deve porre se si vuole fare un’analisi del voto in Liguria che vada oltre i confini regionali, soprattutto alla vigilia di altre due battaglie che si preannunciano campali, quelle dell’Emilia Romagna e dell’Umbria, dove si voterà tra appena tre settimane (il 17 e 18 novembre).

È vero, è un’elezione viziata dall’inchiesta giudiziaria che ha spazzato via il governatore uscente Giovanni Toti, ma anche da un’affluenza ai minimi termini e soprattutto dall’autogol clamoroso del campo largo, che si è “ristretto” all’ultimo istante e ha privato Orlando del sostegno di Italia Viva e +Europa. Ma qualche indicazione utile la si può ottenere. E se Atene-centrosinistra piange lacrime amare per l’ennesima disfatta alle regionali – nelle ultime dieci tornate ha vinto solo in Sardegna, ed è quasi paradossale che fosse l’unica occasione in cui il candidato, o meglio la candidata Alessandra Todde, era espressione del Movimento Cinque Stelle – dalle parti di Sparta-centrodestra si può ridere per la vittoria ma senza sedersi sugli allori. Soprattutto alla vigilia di una manovra economica che si preannuncia non semplice da far digerire alla propria base.

I dati del voto ligure di lista, se comparati con quelli delle elezioni europee di meno di cinque mesi fa, sono assai significativi. Nel centrosinistra spiccano la crescita del PD (+2 punti) e il crollo dei Cinque Stelle (quasi meno 6, ma è una tendenza che sul voto amministrativo non è nuova). Nel centrodestra si può notare come le liste civiche collegate al candidato presidente Bucci, che hanno incassato più del 14%, abbiano drenato voti soprattutto a Fratelli d’Italia, scesa dal 26,7% al 15%, mentre hanno rosicchiato appena mezzo punto percentuale alla Lega e a Forza Italia, che si sono fermati rispettivamente all’8,5 e all’8%. Una conferma del fatto che l’elettorato che segue il partito di Giorgia Meloni è sicuramente di centrodestra, ma è ancora piuttosto mobile. E il fatto che subisca il fascino delle civiche mostra come in un’ampia fetta di quel consenso ci sia molto di moderato e poco di destra-destra. Per questo la premier dovrà fare attenzione a conservare quel profilo istituzionale che si è costruita, anche in Europa, a discapito di certe “spigolosità” di una classe dirigente di Fratelli d’Italia che affonda le radici nel passato AN-MSI.

L’altra notizia che arriva da Genova e dintorni è la scomparsa dell’ex Terzo Polo: renziani e radicali di Stati Uniti d’Europa, “ripudiati” da Conte, non si sono nemmeno presentati, mentre Azione, che invece si è accasata nel campo largo, ha dimezzato i propri consensi, confinata all’1,7% ed esclusa dal consiglio regionale. Una riflessione si impone: appare evidente come il bacino di voti di quella che era stata la “creatura” di Renzi e Calenda non sia facilmente disponibile per le forze che fanno parte dell’attuale scenario politico. Nemmeno per Forza Italia, che pure sta provando (ancora timidamente) ad intercettare quell’elettorato, ma che dovrà cambiare pelle per poter essere davvero attrattiva rispetto al voto “centrista” ora disperso.

L’impressione che esce dalle urne liguri è che la partita finirà sempre per giocarsi al centro. E in questo senso in Liguria ha pagato la scelta del centrodestra di puntare su un candidato moderato come Marco Bucci, manager senza tessere di partito che fu spinto a fare il sindaco di Genova da Edoardo Rixi, volto della Lega di governo e “del fare”, più vicino al profilo di un Giorgetti che non al sovranismo duro e puro dell’ultimo Salvini e men che meno alle spericolate idee identitarie del generale Vannacci. Ora non resta che capire se quella del “civismo” di Elena Ugolini, la candidata del centrodestra in Emilia-Romagna, possa essere la mossa vincente anche per tentare quell’assalto alla regione rossa per eccellenza che la coalizione trainata dalla Lega post-Papeete fallì miseramente cinque anni fa proponendo un’ultrà del salvinismo come Lucia Borgonzoni.

Ma guardando oltre la Lanterna e le due Torri, la sfida delle due coalizioni sarà ad accaparrarsi quell’elettorato moderato che oggi appare senza una casa. La spinta verso il bipolarismo, in un orizzonte che da qui alle politiche del 2027 proporrà soltanto tornate amministrative in cui le “terze vie” sono inevitabilmente perdenti, tenderà a consolidarsi, per preparare il terreno alla supersfida delle prossime politiche. E toccherà alle leader dei due schieramenti fare delle scelte in grado di raccogliere quel consenso che sta in mezzo, innanzitutto per non consegnarlo agli avversari.

Elezioni in Liguria: Conte affonda Schlein

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