Testuale da Facebook dopo la notizia della nuova fuga di Elia Del Grande: “Tanti che si lamentano perché era in licenza premio e per la seconda volta è scappato, ma i giudici gli hanno dato, hanno fatto, hanno detto…. no noi abbiamo fatto si che vincesse il NO al referendum , con il si non sarebbe successo e nel caso ci avrebbe rimesso il giudice che ha concesso questa licenza premio” . L’allontanamento dell’autore della cosiddetta “Strage dei fornai” di Cadrezzate (nel ’98 sterminò la sua famiglia) dalla casa di lavoro di Alba, dove era ospite in relazione alla sua pericolosità sociale, ha provocato indignazione e rabbia nell’opinione pubblica. Fino al punto che qualcuno, più d’uno, richiami ora l’esito del referendum sulla riforma della giustizia, affermando l’inverosimile: che, cioè, Del Grande non avrebbe potuto fuggire se avessero vinto i Sì.
Una sciocchezza colossale, che rimanda a molteplici cause, prime fra tutte la scarsa quanto diffusa incapacità di sintesi e di analisi, che spesso si declina con una debole conoscenza della grammatica e della sintassi: il post di cui sopra ci pare paradigmatico. Al di là di queste osservazioni, diciamo di contorno, il problema rimane. Elia Del Grande, subito rintracciato dai carabinieri della compagnia di Gallarate e rinchiuso nel carcere di Varese, era alla sua seconda fuga da una struttura come quella di Alba. Si era già allontanato una prima volta da una casa di lavoro di Modena. Ripreso, fu destinato ad Alba. Non si trattava di un arresto formale, ma di un nuovo provvedimento del giudice dopo che il cinquantenne aveva già violato in passato la misura di sorveglianza speciale. Sei mesi in un istituto di resinserimento in attesa di una rivalutazione del suo recupero sociale, a fronte della condanna a trent’anni in attenuazione della sentenza di carcere a vita in primo grado.
Il problema rimane, dicevamo: Elia Del Grande ha potuto beneficiare di un permesso premio in occasione della Pasqua, permesso che ha trasformato in fuga (nella circostanza sarebbe sbagliato parlare di evasione). Il giudice che gli ha concesso il beneficio forse ha valutato con superficialità l’intera questione, si è fidato di un personaggio fuori dagli schemi, che ha cercato, è vero, di rifarsi una vita ma che fatica ad onorare gli impegni presi.
Qui sta il primo punto: una normativa troppo lasca rispetto a situazioni personali che meriterebbero ben altre attenzioni e verifiche. Colpe dei giudici? Tutto può essere, ma non sarebbe stato di sicuro la vittoria dei Sì a ricomporre il quadro di riferimento né “ci avrebbe rimesso il giudice che ha concesso la licenza premio”. Tanto più se consideriamo l’ inadeguatezza di certi istituti di pena, come aveva rilevato lo stesso Elia Del Grande in una lettera a Varesenewes alcuni mesi fa. “Le case di lavoro – scriveva – dovrebbero tendere a reinserire con il lavoro, per l’appunto cosa che non esiste affatto”.
Il tema è complesso, come si può comprendere, non può essere semplificato con un giustizialismo d’accatto, di pancia, con un atteggiamento forcaiolo comunque inaccettabile. Per Elia Del Grande si aprono ora le porte del carcere, ma sulla base dell’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Se non avesse reagito dopo essere stato rintracciato a Varano Borghi, non sarebbe scattato l’arresto. I carabinieri avrebbero dovuto riaccompagnarlo nella casa di lavoro di Alba, senza altri provvedimenti restrittivi. E qui sta l’altro nodo da sciogliere, che non si risolve con un referendum ma con una revisione funzionale della norma. Un’incombenza che tocca alla politica, non ad altri.
E’ finita la fuga di Elia Del Grande. E’ stato arrestato a Varano Borghi
