CADREZZATE – «Pago lo scotto del mio nome e di quello che ho commesso, stavo ricostruendomi una vita». Elia Del Grande, 49 anni, ricercato dopo l’evasione da una casa di lavoro nel Modenese, invia una lettera nel cuore della notte al giornalista di Varesenews Andrea Camurani. E’ accaduto oggi, giovedì 6 novembre. Nella missiva il fuggitivo, che alcuni vorrebbero nascosto nella zona di Cadrezzate, suo paese d’origine e dove nel 1998 assassinò padre, madre e fratello per una relazione contrastata con una ragazza originaria di Santo Domingo, spiega le ragioni della sua fuga dopo aver scontato 25 dei 30 anni ai quali è stato condannato definitivamente, in carcere, salvo poi essere affidato dal settembre scorso alla comunità di lavoro dalla quale è scappato giovedì 30 ottobre.
L’inadeguatezza del sistema giudiziario
«Il mio gesto è dovuto alla totale inadeguatezza che ancora incredibilmente sopravvive in certi istituti, come le case lavoro, che dovrebbero tendere a ri-socializzare e reinserire con il lavoro, per l’appunto cosa che non esiste affatto, le case lavoro di oggi sono in realtà i vecchi OPG (gli ospedali psichiatrici giudiziari ndr) dismessi nel 2015 grazie una legge stimolata da qualcuno che ha voluto aprire gli occhi su quello scempio che era ancora in essere, cosa che non è accaduto per le case al lavoro che in realtà sono recipiente di coloro che hanno problemi psichiatrici e che non hanno posto nelle Rems». Le considerazioni di Del Grande, che ancora tutti stanno cercando, sono le stesse, anche se su un fronte diverso, da quelle formulate dal Sappe, il principale sindacato della Polizia Penitenziaria.
Le critiche al sistema giudiziario
«Mi sono trovato ad avere a che fare ogni giorno con gente con serie patologie psichiatriche, la terapia chiaramente psicofarmaco, viene data in dosi massicce a chiunque senza problemi. L’attività lavorativa esistente è identica a quella dei regimi carcerari. Le case di lavoro oggi sono delle carceri effettive in piena regola con sbarre, cancelli e polizia penitenziaria, orari cadenziati, regole e doveri. Con la piccola differenza che chi è sottoposto alla casa di lavoro non è un detenuto, bensì un internato, ovvero né detenuto né libero, nessuna liberazione anticipata, nessun rapporto disciplinare, ma solo proroghe da sei mesi in su che servirebbero, in teoria e non in pratica, a riabituare il sottoposto a misura di sicurezza al tessuto sociale esterno contenendolo e dandogli opportunità lavorativa, quest’ultima attualmente è negata se non solo con turnazioni identiche a quelle carcerarie».
Peggio di un detenuto
«Ci tengo a precisare che io da questo Paese sono stato condannato ad anni 30 di reclusione, effettivamente ne ho scontati 26 e 4 mesi e non sono stato condannato a galera in più, e invece grazie a questo articolo di legge risalente a Mussolini ancora in essere dal nostro codice penale mi sono ritrovato nuovamente peggio di un detenuto. Mi sono visto crollare il mondo addosso, ho visto perdere tutto, ho visto non considerato il mio impegno lavorativo, ho visto non considerato il mio percorso di reinserimento durato due anni e mezzo dall’atto del mio ritorno in libertà, oggi tutte le cronache mi definiscono come il serial killer, il pazzo assassino che è sfuggito senza la minima remora e controllo, additandomi di tutte le cose del passato senza informarsi prima su cosa ho fatto da quando sono stato scarcerato il 16 luglio 2023. Questo e molto altro mi hanno spinto a provare il tutto per tutto pur di uscire da quella situazione alla quale non riuscivo assolutamente ad abituarmi e a prenderne consapevolezza, nonostante tutti i carceri che io abbia girato».
Disagio mai conosciuto
«Il disagio che ho visto lì dentro credo di non averlo mai conosciuto e sono scappato anzi, mi sono allontanato. Apprezzo VareseNews che è l’unica testata giornalistica che ha messo in evidenza che non è un’evasione e che non vi è una realtà penale perseguibile, ma che è solo un semplice allontanamento ma probabilmente, pago ancora fortemente lo scotto del mio nome e di ciò che ho commesso, mi ritengo amareggiato perché vorrà dire che qualsiasi pena uno possa pagare in questo Paese, comunque tu rimarrai sempre la persona responsabile del gesto commesso», conclude Del Grande nella missiva inviata. Le ricerche vanno avanti tra Varesotto e Sardegna.
Il sindaco di Cadrezzate: «Del Grande si nasconde nel Varesotto». Le ricerche
