«Basta con il gioco delle parti tra destra e sinistra sulla pelle dei malati»

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L'incontro sulla sanità all'Insubria di Varese

Il confronto andato in scena questa mattina all’Università dell’Insubria in occasione della presentazione del Rapporto della Fondazione per la Sussidiarietà non può ridursi a un’ennesima passerella istituzionale o a una schermaglia a distanza tra schieramenti politici. Da una parte ci sono i dati ufficiali illustrati al convegno, che certificano un quadro di emergenza sociale: quasi il 10% degli italiani (circa 6 milioni di cittadini) costretto a rinunciare a visite ed esami per insostenibilità dei tempi d’attesa e dei costi, a fronte di una spesa sanitaria privata diretta (out-of-pocket) salita a quota 48 miliardi di euro. Dall’altra parte assistiamo al consueto teatrino della politica locale, divisa tra polemiche interne a Villa Recalcati.

A delineare la posizione centrista e pragmatica è il Responsabile Sanità dell’Udc di Varese Marco Massarenti: «Come forza moderata e di centro diciamo con fermezza che sulla tutela della salute dei cittadini non è accettabile il continuo gioco delle parti tra destra e sinistra. La sanità e l’assistenza sociosanitaria non sono proprietà di una fazione, ma beni comuni che esigono soluzioni operative immediate. Dobbiamo avere il coraggio e l’onestà di guardare a quei modelli regionali che, su precisi aspetti organizzativi, funzionano meglio del nostro: pensiamo all’Emilia-Romagna, dove una gestione burocratica snella e standard territoriali avanzati consentono ai medici di liberarsi dall’asfissia delle procedure amministrative per dedicarsi a ciò per cui hanno studiato: la visita, la diagnosi e la cura clinica del paziente. Perché non importare queste buone pratiche senza inutili complessi di superiorità?».

«C’è poi un nodo strutturale che il sistema continua a ignorare: i numeri occulti delle liste d’attesa. I tempi medi sbandierati dalle comunicazioni ufficiali fotografano solo una verità parziale. Esiste una platea invisibile di prestazioni che sfugge a qualsiasi monitoraggio: da un lato gli accertamenti e le visite specialistiche che i cittadini più abbienti scelgono di pagare privatamente o tramite fondi sanitari integrativi, scavalcando di fatto il canale pubblico; dall’altro le migliaia di utenti che si sentono rispondere dal Cup che l’agenda è bloccata o che non c’è disponibilità nei tempi prescritti dal codice di priorità della ricetta (urgente, breve, differibile o programmata). Quel cittadino non viene formalmente registrato nel sistema, rinuncia alla prestazione e sparisce dalle statistiche sui tempi di attesa. Per scardinare questa distorsione portiamo una proposta di legge regionale precisa: l’istituzione della ricevuta obbligatoria di mancata prenotazione. Se il Cup non è in grado di garantire l’appuntamento entro i termini di legge previsti dalla classe di priorità, deve rilasciare d’ufficio un’attestazione scritta formale. Solo così si fa emergere la reale domanda inespressa, si impedisce il fenomeno delle agende chiuse e si conferisce all’utente il titolo certo per accedere alle prestazioni in regime intramoenia o presso strutture private convenzionate sostenendo unicamente il costo del ticket ordinario».

«Riconosciamo al ministro Giorgetti il merito di aver posto con chiarezza, dal palco dell’aula magna, un problema vitale per la provincia di Varese: l’emorragia costante di medici e infermieri verso la Svizzera a causa di un divario retributivo e contrattuale non più sostenibile. Il ministro ha richiamato direttamente la Regione sulla norma nazionale che istituisce il premio di confine: adesso Palazzo Lombardia la smetta di tergiversare e vari immediatamente le delibere attuative per erogare queste indennità. Non è tollerabile continuare a formare a spese della collettività professionisti eccellenti per vederli passare la frontiera il giorno successivo, lasciando sguarniti i reparti e i presidi sanitari del territorio».

«Dall’altro lato, però, dobbiamo essere realisti: non basterà il richiamo generico a una “robusta iniezione di ingegneri gestionali” per curare le persone. Ottimizzare i processi è doveroso, ma la sanità non è una linea di montaggio industriale: è relazione di cura e presa in carico continuativa. Lo stesso Giorgetti ha citato l’esempio dell’ictus: l’ospedale salva la vita nella fase acuta, ma poi la riabilitazione non c’è e le famiglie tornano a casa abbandonate a se stesse. Edificare strutture con il PNRR e inaugurare Case di Comunità senza dotarle di organici stabili di medici di famiglia, infermieri e personale sociosanitario significa solo consegnare ai cittadini cattedrali nel deserto. Tutto questo viola l’art. 32 della Costituzione e la giurisprudenza della Corte Costituzionale (sentenze 169/2017 e 195/2024), che ha chiarito che i Livelli Essenziali di Assistenza costituiscono spesa costituzionalmente necessaria che non può essere sacrificata per soli vincoli di bilancio».

Per l’Udc di Varese, coerentemente con la dottrina sociale e il principio di sussidiarietà (art. 118 Cost.), le priorità operative sono inderogabili:

– Attuazione immediata del premio di confine: Regione Lombardia utilizzi la facoltà normativa per introdurre gli incentivi retributivi destinati al personale sanitario e sociosanitario delle aree di frontiera e prealpine, arginando la concorrenza della sanità elvetica.

– Trasparenza del Cup con ricevuta obbligatoria: eliminare il blocco opaco delle agende e garantire l’accesso alternativo a carico del servizio sanitario in caso di superamento dei tempi di legge.

– Sburocratizzazione sul modello emiliano: snellire radicalmente gli adempimenti amministrativi a carico dei medici di medicina generale e dei pediatri, restituendo tempo prezioso alla clinica e all’assistenza domiciliare.

– Integrazione sociosanitaria e Legge 33/2023: applicare la riforma della non autosufficienza e chiarire la ripartizione dei costi tra sanità e sociale, intervenendo sul caro-rette nelle Rsa per non scaricare il peso dell’assistenza continuativa sui risparmi dei familiari.

– Co-progettazione e Terzo Settore (art. 55 Cts): integrare stabilmente nelle Case di Comunità le associazioni non-profit e il volontariato per assicurare il sostegno relazionale e psicologico, affiancandovi sportelli comunali di prossimità per guidare le persone fragili, disabili e caregiver nei percorsi burocratici.

«I conti in ordine sono un valore imprescindibile, ma la sussidiarietà e la responsabilità si misurano quando le risorse si trasformano in servizi reali e tempestivi per le famiglie. Varese non ha bisogno di battibecchi di partito né di monumenti: ha bisogno di professionisti nei reparti, di rispetto per i pazienti e di verità sull’accesso alle cure».

Udc Varese

Il diritto alla salute non è uguale per tutti: liste d’attesa e costi frenano le cure

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