Disturbi alimentari e Ananke Family ETS. Intervista a Cinzia Fumagalli

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Cinzia Fumagalli

Cinzia Fumagalli è la Presidente e socia fondatrice di Ananke Family ETS, un’associazione italiana che supporta le famiglie di persone affette da disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Ha vissuto in prima persona la realtà di un disturbo alimentare in famiglia: la figlia ha ricevuto una diagnosi di grave disturbo del comportamento alimentare, esperienza che ha motivato il suo impegno nel sostegno alle famiglie che affrontano situazioni simili.

Presidente Fumagalli, ci racconta cos’è Ananke e qual è la vostra storia?

Ananke Family APS nasce dall’incontro tra genitori, professionisti e comunità terapeutiche uniti da una necessità urgente: non lasciare sole le famiglie che affrontano i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione. L’associazione prende vita in sinergia con Villa Miralago e Fondazione Ananke, con l’obiettivo di offrire ascolto, orientamento e presenza concreta. La nostra forza sta nel creare rete tra chi cura e chi vive la malattia da vicino, mettendo al centro la persona e il contesto familiare. Siamo accanto alle famiglie nel momento più fragile, quando spesso si ha paura, ci si sente in colpa e non si sa da dove cominciare.

Da dove nasce l’idea? Qual è stato il bisogno o l’ispirazione che vi ha guidato?

Dunque, l’idea di Ananke Family APS nasce da un’urgenza reale: quella di dare voce alle famiglie che si trovano improvvisamente a fronteggiare il dolore silenzioso e devastante dei disturbi alimentari. Negli ultimi anni abbiamo visto un aumento esponenziale dei casi, un abbassamento dell’età di esordio e un impatto fortissimo della pandemia. Tutto questo ha lasciato tanti genitori soli, spaventati e disorientati. Abbiamo sentito il dovere di trasformare la fragilità in azione, creando una rete di ascolto e supporto che offrisse non solo risposte tecniche, ma anche umanità, presenza e coraggio condiviso.

Conosciamo bene il vostro impegno sul territorio e ne siamo orgogliosi. Ci può raccontare cosa vi sprona a coltivare con tanta passione una relazione così profonda con comunità locale?

Il nostro legame con il territorio nasce da una urgenza concreta: i disturbi alimentari sono oggi la seconda causa di morte tra gli adolescenti. In Italia oltre 3 milioni di persone convivono con un Disturbo della Nutrizione e dell’Alimentazione, e oggi l’età di esordio scende anche sotto i 10 anni. In questo contesto doloroso abbiamo scelto di esserci, con sportelli d’ascolto a Busto Arsizio e Cantù, incontri nelle scuole, serate pubbliche, gruppi di sostegno e una rete solida che coinvolge istituzioni, professionisti, strutture sanitarie e università. Nel solo 2024 abbiamo raggiunto oltre 1.000 studenti e sostenuto più di 120 famiglie. Portiamo ascolto dove c’è silenzio, presenza dove c’è solitudine. Ogni giorno proviamo a trasformare la fragilità in forza collettiva.

Quali sono i risultati che vi rendono più orgogliosi?

Sicuramente il progetto “Terapia Sospesa”. È uno dei traguardi più concreti e significativi che abbiamo raggiunto. In un sistema dove le liste d’attesa sono lunghissime e il privato spesso è l’unica alternativa, molte famiglie non riescono a garantire ai propri figli la continuità delle cure. Con “Terapia Sospesa” abbiamo erogato oltre 700 sedute psicoterapeutiche gratuite in appena un anno e mezzo, restituendo possibilità di cura dove sembrava non esserci scelta. Il nome stesso è ambivalente: da una parte una terapia che rischia di essere interrotta, dall’altra un gesto sospeso di solidarietà, che tiene accesa la speranza.

Guardando avanti, quali sfide o sogni vi ponete per i prossimi anni?

Il nostro sogno è continuare a sostenere sempre più ragazzi e famiglie, senza lasciare indietro nessuno, nemmeno chi oggi non ha voce o mezzi. Vogliamo portare prevenzione e consapevolezza sempre più in profondità, partendo dalle scuole primarie e coinvolgendo l’intera comunità. Immaginiamo una rete solida e viva, dove scuola, sanità, istituzioni e volontariato collaborano con un unico obiettivo: prendersi cura, insieme, delle fragilità. Perché la prevenzione, per noi, non è solo informazione: è cultura, relazione e cura condivisa.

Siamo ormai alla fine della nostra chiacchierata, vorremmo farle ancora un’ultima domanda: Qual è la Lombardia che vorreste?

La Lombardia che vorremmo è una regione che riconosce il valore dell’ascolto, anche del dolore silenzioso. Una Lombardia che investe nella prevenzione come atto di responsabilità sociale e che non lascia sole le famiglie quando la malattia diventa invisibile e difficile da comprendere. Sogniamo un territorio dove scuola, sanità, istituzioni e volontariato siano parte di un’unica rete di cura, umana e accessibile. Una Lombardia che mette al centro la persona, non la prestazione. È una terra che sa costruire, unire, ascoltare e farsi carico delle fragilità senza giudicarle. La Lombardia ha il coraggio di guardare anche dove fa male, e sa farlo con intelligenza e cuore. Vorremmo una Lombardia che non considera la salute mentale un lusso, ma un diritto. Che non lascia indietro chi si perde, chi ha paura, chi resta in silenzio. Una Lombardia che non si limita a curare, ma si prende cura. E noi, nel nostro piccolo, ci sentiamo onorati di farne parte, ogni giorno.

LA LOMBARDIA CHE VORREI
Via Europa n. 72, 21100 Varese (VA)
C.F.95102000122
Posta elettronica:lombardiachevorrei@gmail.com
PEC: lombardiachevorrei@pe

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