Donald Trump, andata e ritorno

bottini trump dazi

di Gian Franco Bottini

Se Trump nutrisse, come pare, l’ambizione di essere ricordato per il suo tentativo di essere il play maker della storia mondiale di questo inizio di secolo, probabilmente sarà accontentato. Con quale riscontro però, ancora non è dato da capire, vista la particolarità dei suoi comportamenti e la non certa definizione delle caratteristiche (anche cerebrali) della sua personalità

La vicenda dei dazi, branditi come un’atomica destinata a creare a destra e a manca (oltre che in casa sua) danni a lungo raggio, è la perfetta esemplificazione di quanto sopra detto. Nella circostanza specifica , la logica economica trumpiana appare, fin che qualcuno non dimostrerà il contrario, totalmente “tafazziana” oltre che universalmente dannosa.

Un paio di giorni fa il “ciuffettone “ americano, assai compiaciuto del suo operato, proponeva la sgradevole immagine di una ossequiente sfilata di sottomessi leaders mondiali pronti, con il cappello in mano, ad implorare caritatevoli trattamenti, rendendo un “bacioso” omaggio a quella specie di reliquia del XXI secolo che lui riteneva essere il suo abbondante deretano. Nel frattempo le Borse sprofondavano, sia per le previsioni di ciò che avrebbero causato gli esorbitanti dazi da lui annunciati, sia per la speculazione dei “ribassisti”, ma altresì per le vendite di coloro che, presi dal panico, correvano a realizzare “al meglio” i loro risparmi.

Conseguenze: i Paperoni americani (Musk e soci) incazzati per le rilevanti perdite patrimoniali, il ceto medio americano falcidiato nei propri risparmi, la classe lavoratrice americana preoccupata per le perdite sopportate dai “fondi” azionari sui quali si basa la sua speranza pensionistica. Qualche centinaio di piazze americane riempite rumorosamente nell’ultimo week end e molti politici, anche repubblicani, chiaramente contrari.

Si può inoltre ipotizzare che più di un Paperone della cerchia trumpiana abbia, sotto sotto, pensato di appropriarsi, visti i buonissimi prezzi, di quote di capitale delle aziende degli altri “amici” Paperoni; ma di ciò si potrà avere certezza solo nel futuro e in tal caso se ne vedrebbero delle belle. C’è da ritenere che, visti i disastrosi risultati della “brillante” operazione, qualche persona di buonsenso, oltre che di buongusto, abbia a quel punto suggerito a Trump di rialzarsi le brache e ritirare la sua “reliquia”, perché le cose si stavano mettendo al peggio.

Da qui la sospensione dei dazi (mitigata, per salvar la faccia, con gli aggettivi di “parziale” e “temporanea”) del tutto improvvisa e per l’opinione pubblica, assolutamente inaspettata. Conseguenze : parziale rialzo delle Borse, clima leggermente raffreddato, speculazione parzialmente soddisfatta. A seguire, però, le Borse americane di nuovo in continua perdita come forte segnale di consolidata sfiducia. Se dovessimo usare il linguaggio di Trump: una totale figura di……!

Una cosa comunque è balzata all’occhio. Esattamente tre ore prima dell’ufficiale comunicazione della sospensione dei dazi, il presidente Trump, in uno dei suoi ricorrenti messaggi social, tranquillizzava l’opinione pubblica assicurando che dopo la bufera sarebbe tornato il bel tempo (anzi “l’età dell’oro”) invitando a fare acquisti in Borsa, dati i bassi valori particolarmente allettanti dei vari titoli. Si trattava di una iniziativa davvero singolare, per non dire altro, se fatta da un Presidente di una nazione; tanto che qualche malpensante ha ritenuto di assimilarla ad una azione di “insider trading”, effettuata da Trump come scarico di coscienza verso un suo elettorato, penalizzato nei propri risparmi; la generosa offerta di compartecipazione ad una operazione speculativa da “qualcuno” programmata. Tutta roba da tribunale se non ci trovassimo in una nazione che chiude un occhio su un assalto al Campidoglio.

Questa la cronaca di un paio di giorni di confusione generale, giorni nei quali, se ce ne fosse stata la necessità, si è consolidata la consapevolezza di trovarci oramai, nel bene e nel male, di fronte ad un’”altra America”; una America più autoritaria e meno autorevole, più fisica e meno cerebrale, più gretta e meno dialettica, più commerciale e meno valoriale, più arrogante e meno diplomatica. Una cronaca però che, a fronte delle suddette obiettive considerazioni, propone anche delle inquietanti domande. La sequenza degli eventi (applicazione dei dazi, crollo dei mercati, sospensione dei dazi) per la rapidità con la quale si è sviluppata non può non far nascere la domanda se il fatto scatenante (crollo dei mercati) fosse stato o meno ipotizzato.

Se la risposta fosse negativa ci troveremmo di fronte ad una dimostrazione di improvvisazione e dilettantismo da parte della potenza (economica e militare) più forte del mondo,che, proiettata in altri campi non può che creare una generalizzata forte preoccupazione di incapacità. Se invece la risposta fosse positiva allora prenderebbero corpo le ipotesi speculative di quei malpensanti di cui sopra e verrebbero fortemente a galla le caratteristiche mercantili del nuovo gruppo governante americano, con l’uso di aggettivi che preferiamo non utilizzare.

Qualunque sia la realtà delle cose il repentino e poco dignitoso dietro-front denota, purtroppo, una debolezza a stelle e strisce, a dimostrazione che, come in altra occasione lo stesso Trump disse a Zelensky, anche lui in questo momento “non ha le carte”.

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