Donazione organi, no ai volantini in arabo a Gallarate. «L’Anagrafe parla italiano»

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Nel riquadro, l’assessore Stefania Picchetti

GALLARATE – A una settimana dal posizionamento del totem informativo per sensibilizzare i cittadini sulla donazione di organi, tessuti e cellule nell’ufficio Anagrafe di Gallarate, l’assessore ai Servizi comunali Stefania Picchetti spiega la scelta di non esporre materiale informativo in arabo, nonostante la grande presenza di stranieri in città. «Credo sia necessario distinguere il sostegno a una campagna di sensibilizzazione da un principio che, per quanto mi riguarda, non è negoziabile – spiega – l’anagrafe di Gallarate è un servizio pubblico italiano, e in quanto tale resterà in italiano».

Il sostegno ad Aido

«Parto da un presupposto – precisa l’assessore – l’attività di Aido è preziosa e il lavoro di sensibilizzazione sulla donazione degli organi merita tutto il nostro sostegno». Proprio con questo spirito, l’amministrazione ha promosso l’iniziativa all’Anagrafe e installato il totem informativo, «per aumentare la consapevolezza dei cittadini su una scelta importante». Nel corso dell’incontro, continua Picchetti, «ci siamo interrogati su come sensibilizzare maggiormente la cittadinanza, anche affrontando il tema delle difficoltà linguistiche legate ai numerosi cittadini stranieri che accedono ai nostri sportelli, ma ritengono non condivisibile l’idea di predisporre volantini anche in lingua araba».

Solo materiale in italiano

Insomma, la volontà è chiara: «Questa amministrazione non metterà a disposizione materiale informativo tradotto in arabo, né altro materiale che sostituisca la lingua italiana all’interno dei nostri servizi». Un principio che «vale anche qualora tale materiale venga predisposto e fornito gratuitamente da associazioni o soggetti esterni: potrà essere svolta ogni attività di sensibilizzazione nelle forme ritenute opportune, ma non sarà l’Anagrafe a distribuirlo o renderlo disponibile nei propri spazi istituzionali».

Questione d’identità

La decisione, continua Picchetti, è stata presa «a favore di ciò che siamo». Una battaglia di identità, insomma. «L’integrazione non può essere intesa come un processo nel quale la comunità che accoglie deve progressivamente rinunciare alla propria lingua, alle proprie consuetudini e alla propria identità per adeguarsi a ogni diversa provenienza. Non dobbiamo avere paura della nostra identità, né considerarla un ostacolo all’integrazione. Al contrario, una comunità può accogliere, integrare e rispettare persone provenienti da culture diverse proprio perché sa chi è, quali sono le proprie radici e quali sono i propri riferimenti comuni. La lingua italiana è uno di questi». E l’assessore conclude: «Continueremo a collaborare con Aido e a sostenere con convinzione la promozione della cultura della donazione, ma lo faremo senza trasformare l’Anagrafe in uno spazio multilingue, senza rinunciare alla nostra identità e senza smettere di essere ciò che siamo: un’istituzione italiana, in una città italiana, che comunica in lingua italiana».

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