Doping e ciclismo: accuse, dubbi e mezze verità. “C’è chi bara”

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Ci mancava il parere di “Marcello il bello”, l’Ivan Drago del ciclismo, per provare a instillarci il dubbio che, ancora oggi, nel mondo a due ruote qualcuno bari. Il saggio è Marcel Kittel, 37 anni, una brillante carriera da velocista (ben 89 successi) interrotta prestissimo, nel aprile 2019, a neanche 31 anni. Lui stesso parlò di depressione. Kittel che è quel corridore che, nel 2016 in Olanda, dominò alla grande la seconda e la terza tappa del Giro d’Italia (la prima no solo perché era una crono). Sembrava un ciclone, pareva imbattibile, eppure nella quarta tappa non prese il via. Fonte ufficiale: non stava bene. Fonte ufficiosa: tirava una brutta aria tanto che il giorno prima in conferenza stampa gli erano state fatte domande (a lui sgradite) sulla sua possibile frequentazione con un medico chiacchierato. 

Kittel al podcast Domestique Hotseat, ha detto: “Non credo che il ciclismo sia pulito ora. Assolutamente no. Vorrebbe dire ignorare i fatti. Va bene celebrare i talenti ma non bisogna essere ingenui. Ci sarà sempre qualcuno che cercherà di ingannare il sistema. Dobbiamo semplicemente assicurarci di proteggere davvero ciò che abbiamo ora e i progressi fatti per garantire che si tratti di casi isolati e non di un sistema di doping diffuso come negli anni ’90”.

Sono sempre gli altri che barano, che rubano. Mai una volta che uno nel pieno della carriera alzi la mano e svuoti il sacco. Che, anche da innocente, da pulito, faccia nome e cognomi. Che sveli come funziona il sistema. Niente. La coscienza si lava dopo. 

Poi, dire che il ciclismo ora non sia pulito è parlare di un sistema intero. Ovvio che i casi isolati, di qualsiasi ladreria, ci saranno sempre. E se uno ha la convinzione, o ancora di più la certezza, che un ambiente è sporco, infetto, putrido, ne dovrebbe stare alla larga. Invece Kittel, bello bello, rientra in gruppo. Torna nel sistema. Farà parte dello staff staff della Unibet Rose Rockets, formazione Professional.

Del resto il discorso doping e dintorni nel ciclismo è come la giacca blu, non passa mai di moda. 

Nelle settimane scorse l’Uci, il governo mondiale dei pedali, ha sospeso un corridore spagnolo per anomalie nel suo passaporto biologico tra il 2022 e il 2024: Oyer Lazkano. Non conosco personalmente il corridore anche se l’ho visto in parecchie corse. Conosco invece molto bene il suo allenatore, Leonardo Piepoli, che lo seguiva in Movistar. Qualcuno, in pura malafede, ha fatto un’equazione errata. Piepoli da corridore ha sbagliato e ha pagato (cosa bisognerebbe altrimenti dire di Gianetti e Matxin che sono le grandi menti della Uae di Pogacar e Del Toro?) ma ora credo che sia una delle persone più corrette e più “pulite” del carrozzone. Non avrei dubbi, se fossi un corridore, a farmi allenare da lui. 

Torno a Lazkano: non so se abbia barato o meno. Non lo posso giudicare. Però so che ogni anno ogni squadra World Tour versa all’Uci oltre 200mila euro per i controlli. I risultati non possono arrivare tre anni dopo. Anche perché, ci spiega un addetto ai lavori, se uno prova a fare il furbo tempo massimo sei mesi o la smette o viene beccato. Il passaporto biologico non può quindi essere l’arma di una giustizia a orologeria. E la cosa ancora più strana è che la Red Bull, team nel quale è passato a inizio stagione lo spagnolo, non lo fa correre dal 13 aprile. Sparito dalla Parigi-Roubaix. É una cosa seria?

A proposito di passaporto biologico: a settembre l’Uci ha fermato Giovanni Carboni. Correva per la Unibet. Ah si, la squadra dove va Kittel. 

Sempre per doping, ma anche (e cosa ben più grave per estorsione) il gup di Pistoia ha rinviato a giudizio Angelo Citracca (estorsione verso due corridori e la moglie di uno di loro); Luca Scinto (estorsione in concorso con Citracca e ricettazione per aver detenuto fogli con il timbro Asl che avrebbe usato per chiedere sostanze dopanti); Davide Del Sarto (tentata estorsione in concorso).  Secondo gli inquirenti esisteva un sistema organizzato da Citracca e soci per reclutare atleti di scarso valore che portavano soldi o restituivano gli stipendi dichiarati nell’ingaggio. 

Scinto e sei atleti invece sono stati prosciolti dall’accusa di doping in una corsa a Dubai per difetto di procedibilità.  

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