CLEARWATER – È morto Hulk Hogan, la leggenda del wrestling. Aveva 71 anni: è stato stroncato da un arresto cardiaco nella sua casa di Clearwater, sulla costa della Florida. Negli anni ’80, con la sua chioma bionda e la bandana rossa, aveva trasformato il wrestling in un fenomeno globale. Nel 2024 si era schierato dalla parte di Donald Trump alle elezioni presidenziali, strappandosi la maglietta sul palco del Madison Square Garden in un comizio-show.
L’icona del wrestling

Il mondo del wrestling ha perso la sua più grande leggenda. Hulk Hogan non era solo un lottatore: era un’icona dello sports entertainment, un mito vivente per milioni di fans negli USA e in giro per il mondo. “Train, say your prayers, and eat your vitamins” raccomandava ai suoi “Hulkamaniacs”: “allenati, dì le preghiere e mangia vitamine”. Bandana, baffi biondi a ferro di cavallo, muscolatura scolpita, Hogan saliva sul ring con il sottofondo della canzone “Real American” e incarnava il vero eroe a stelle e strisce, il “buono” che non molla e alla fine sconfigge i cattivi. Erano gli anni d’oro del wrestling: epiche le sfide contro Andre the Giant, “Macho Man” Randy Savage e The Ultimate Warrior, che in Italia erano commentate dal mitico Dan Peterson.
Il format

La “trama” dei suoi match era sempre la stessa, la cosiddetta “Hulk Hogan Formula“: quando sembrava spacciato, sentiva l’urlo dei suoi tifosi, incassava i colpi dell’avversario scrollando la testa, poi gonfiava i muscoli per ribaltare la sfida. Qualche pugno in faccia, una “bodyslam” (l’avversario sollevato e schiantato sul ring, come il celebre “Bodyslam heard around the world” ai danni di Andre the Giant a Wrestlemania III di fronte agli oltre 93mila spettatori del Silverdome di Pontiac, Michigan), un lancio alle corde per colpire il rivale con il “Big Boot” – il calcio frontale al volto – e la sua mossa finale, il “Leg Drop”, il salto con caduta di gamba sul collo dell’avversario, prima dello “schienamento” per il “count out” che mandava in visibilio le arene. E poi, mani alle orecchie dirette ad ogni lato dell’arena per chiamare il boato dei fans.
Icona pop

Hulk Hogan si chiamava in realtà Terrence Gene Bollea ed era nato ad Augusta in Georgia, da una famiglia di origini italiane, ma sul ring lo annunciavano come proveniente da Venice Beach, California. Dopo gli anni epici della World Wrestling Federation (oggi WWE-World Wrestling Entertainment), era passato alla federazione concorrente, la WCW, diventando per un periodo “un cattivo” sul ring, con il nickname di Hollywood Hogan. Il suo ultimo match ufficiale è stato nel 2006 contro Randy Orton. Ma Hogan è stato un personaggio dello spettacolo e un’icona pop a 360 gradi: attore in diversi film, tra cui Rocky III nei panni di Thunderlips che combatte contro Rocky Balboa, e serie Tv, testimonial di ogni genere di prodotti e protagonista di un reality familiare stile Kardashians (“Hogan Knows Best”) con la moglie e i figli.
“The Immortal”

Non sono mancate le controversie: quelle legate allo scandalo del doping nel wrestling (ammise di aver usato steroidi anabolizzanti) e, nel 2015, l’accusa di razzismo dopo la pubblicazione di audio privati su un giornale scandalistico online, per i quali si scusò. Lo scorso anno fece scalpore il suo scenografico “endorsement” a favore di Donald Trump nella campagna elettorale presidenziale: Hulk Hogan salì sul palco con un boa di piume al collo e una maglietta rossa “Hulkamania” che strappò come faceva sempre prima di ogni match facendo spuntare una canottiera che inneggiava al tycoon in corsa per la Casa Bianca. Lo hanno chiamato “The Immortal”, e per i fans rimarrà sempre una leggenda.
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