Elezioni: toh chi si rivede, il centrosinistra

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Il primo dato che balza all’occhio dalle elezioni comunali di Saronno e Castellanza è da riferire al centrosinistra che, in continuità con quanto accaduto alle amministrative di Genova e Ravenna, ha ripreso vigore: va al ballottaggio nella città dell’amaretto, spingendo fuori gara il suo principale antagonista, l’ex sindaco Augusto Airoldi che gli ha polemicamente messo contro una sua lista, e vince a Castellanza. Un successo, quest’ultimo, mascherato con una lista civica, ma che ha avuto il sostegno del Partito democratico e dei gruppi di sinistra. Vero che, proprio a Castellanza, il centrodestra ha pasticciato parecchio, dividendosi e, soprattutto, mischiando le rappresentanze dei singoli partiti, senza la consapevolezza che, in quel modo, sarebbe andato a sbattere. Vero infine che la nuova sindaca eletta, Cristina Borroni, arrivava dall’esperienza di vice prima cittadina di Mirella Cerini, prematuramente scomparsa, con un trascorso che le ha giocato a favore, tanto che la conta dei consensi di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia non raggiunge il 40 per cento e oltre della compagine vincente. Il che non lascia spazio alle scuse.

Detto questo, al di là delle percentuali e dell’analisi dei flussi di voto, che richiedono esaustivi approfondimenti, le urne dei due centri più importanti della provincia di Varese andati al voto sembrano inviare un segnale preciso: il centrodestra rischia di perdere la posizione dominante in sede territoriale. Pd e partiti del presunto, sbandierato, agognato campo largo lo insidiano da vicino, soprattutto quando non riesce a mettere in gioco candidati capaci di catalizzare le simpatie dell’elettorato. E finisce vittima di sé stesso.

Esattamente come a Castellanza dove, per completezza d’informazione, non è previsto il ballottaggio. Che invece tiene sulle spine Saronno: la partita resta aperta. Qui i partiti tradizionalmente conservatori hanno fatto squadra, portando Rienzo Azzi a competere tra quindici giorni in una posizione di vantaggio numerico contro Ilaria Pagani, espressa dal Pd, la quale, come accennavamo poc’anzi, doveva fare i conti anche con il suo ex compagno di partito, quell’Airoldi “dimissionato” a forza e ridisceso in campo per conto proprio nel tentativo di “farla pagare” ai dem. Non gli è andata bene.

Chi invece può in qualche modo cantare vittoria è Forza Italia, che distanzia Fratelli d’Italia e Lega, ha un’inpennata e dimostra, mai come in questo momento, tra radicalismi e populismi di Salvini e Meloni, che ci sia bisogno di una politica moderata, centrista, meno aggressiva. Al netto, sia chiaro, dell’appeal di Azzi, figura conosciuta a Saronno, e storico militante berlusconiano. Ma con lo sguardo su possibili (probabili?) ricollocamenti dei forzisti che, come a Villa Recalcati, sede della Provincia, vanno oltre i Municipi.

Non dimentichiamo il terzo Comune dove si è votato, Arcisate. Difficile capirci qualcosa in un centro dove, in tutta sincerità, i partiti hanno giocato a nascondino, e dove passa la logica di un civismo che, fino a prova contraria, ha valenza soltanto localmente. E forse nemmeno lì.

La chiosa delle due giornate elettorali è da riservare all’affluenza alle urne, sempre più giù. Un fenomeno, questo dell’astensionismo, che va aggravandosi di votazione in votazione: tutti stanchi della politica, persino del proprio paese e della propria città? Ci sarà tempo e modo di trovare una spiegazione, ma forse non ce n’è bisogno: la conosciamo già e non depone per un futuro di partecipazione, lusinghiero e responsabile.

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