Ergastolo Impagnatiello: “Veleno per far abortire Giulia, non per ucciderla”

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Alessandro Impagnatiello condannato per l’omicidio Giulia Tramontano, incinta al settimo mese

MILANO – La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la condanna all’ergastolo per Alessandro Impagnatiello, l’uomo che ha ucciso la compagna Giulia Tramontano, incinta di sette mesi, nel maggio 2023. I giudici hanno mantenuto le aggravanti della crudeltà e del rapporto di convivenza, ma hanno escluso quella della premeditazione, sollevando un ampio dibattito.

Non voleva uccidere

Nelle 59 pagine di motivazioni, i giudici di secondo grado hanno chiarito la loro decisione. Pur riconoscendo che Impagnatiello abbia somministrato veleno per topi a Giulia nei mesi precedenti l’omicidio, hanno stabilito che l’intento non fosse quello di ucciderla, ma di provocarle un aborto spontaneo.

«Se in sette mesi Giulia Tramontano non è stata uccisa dal veleno, evidentemente la morte di lei non era quello che Alessandro Impagnatiello voleva», si legge nelle motivazioni. A sostegno di questa tesi, i giudici hanno evidenziato che i valori del veleno rilevati nel corpo della vittima e nel feto erano “molto al di sotto” di quelli letali.

Inoltre, le ricerche online effettuate da Impagnatiello erano “tutte finalizzate all’aborto del feto, non all’omicidio, premeditato, della madre“. La Corte ha quindi respinto l’ipotesi che Impagnatiello avesse premeditato l’omicidio sin dalla scoperta della gravidanza, definendola una “ipotesi congetturale, che non ha alcun sostegno indiziario” e che “non è rispondente al vero storico”. Il proposito di eliminare Giulia sarebbe maturato solo nel momento in cui la sua doppia vita è stata scoperta, scatenando una reazione omicida immediata e non pianificata.

L’atroce delitto

Il caso di Giulia Tramontano è venuto alla luce nel maggio 2023, quando la donna, incinta, è scomparsa dalla sua abitazione a Senago, nel Milanese. Il suo compagno, Alessandro Impagnatiello, denunciò la scomparsa, ma il suo comportamento contraddittorio portò rapidamente gli investigatori a sospettare di lui.

Impagnatiello confessò poco dopo, rivelando di averla uccisa con 37 coltellate e di aver poi tentato di bruciarne il corpo per disfarsene. Le indagini hanno svelato la doppia vita dell’omicida, che aveva un’altra relazione. Le due donne di Impagnatiello, infatti, si erano incontrate e avevano smascherato le sue bugie poco prima del delitto, scatenando la furia omicida dell’uomo. In primo grado, Impagnatiello è stato condannato all’ergastolo con le aggravanti della crudeltà, della convivenza e della premeditazione. La sentenza di secondo grado, pur confermando l’ergastolo, ha parzialmente riformato il giudizio, escludendo l’aggravante della premeditazione.

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