Errori giudiziari e errori (politici) della sinistra

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17 giugno 1983, Enzo Tortora scambiato per camorrista. Un clamoroso errore giudiziario

Noi comuni mortali facciamo una fatica boia a comprendere la politica. Di più il centrosinistra quando percorre oscure vie che lasciano senza parole, persino su questioni che dovrebbero filar via lisce come l’olio per contenuti e finalità. Non c’entrano gli arzigogoli, le trame e le velleità che incasinano il cosiddetto campo largo, ma la semplice votazione alla Camera per dedicare una giornata, il 17 giugno, alle vittime degli errori giudiziari. Ebbene, la maggioranza di centrodestra ha approvato la proposta di legge; Pd, Avs e Cinque stelle si sono astenuti.

Non chiedeteci il perché: non l’abbiamo capito. La giustificazione adotta porta al metodo con cui è stato presentato il provvedimento, benché il metodo, nel caso in questione, c’entri poco con il merito. Tanto più che la data del 17 giugno non è casuale: quel giorno, anno domini 1983, fu arrestato Enzo Tortora, forse la vittima più illustre degli sfondoni della giustizia italiana. Una vicenda che a tanti anni di distanza tiene ancora banco e, appunto, viene presa a modello di sentenze e misure sbagliate della magistratura, come purtroppo se ne ritrovano lungo il secolo scorso e nei primi decenni del Duemila.

L’unanimità sarebbe stato il minimo rispetto a una questione in cui tutti dovrebbero ritrovarsi al di là delle appartenenze e delle procedure. Poi, è vero, di giornate dedicate a qualcuno o a qualcosa trabocca il calendario, ma il riconoscere che qualcosa ha fatto e fa difetto, provocando sconquassi sociali e personali, in alcuni procedimenti giudiziari non è una scelta di campo, soprattutto non è, non dovrebbe essere, un argomento divisivo.

Per Gaia Tortora, figlia del popolarissimo presentatore e giornalista ingiustamente incarcerato, l’astensione dei tre gruppi d’opposizione è semplicemente vergognosa: “Una scelta pavida. Avrei preferito il voto contrario”. Il sospetto è che a sinistra temano che una simile giornata si tramuti nell’occasione per dare addosso alla magistratura, obiettivo che a destra non hanno mai disdegnato, fino al punto che c’è chi, sotto sotto, disconosce persino il ruolo istituzionale delle toghe.

Ma forse è un sospetto strumentale che esula dalla sostanza di un problema vero, manifestatosi in diverse occasioni e che continua ad aleggiare anche oggi, attorno a vicende eclatanti non soltanto sotto il profilo mediatico. Basti menzionare Garlasco e tutto quanto gira attorno a quel caso; o, per rimanere in provincia di Varese, l’odissea di Stefano Binda, impegnato in una  battaglia legale per essere risarcito da un’infamante accusa poi rivelatasi infondata per l’omicidio di Lidia Macchi.

La proposta di legge per ufficializzare la giornata del 17 giugno passa ora al Senato per l’approvazione definitiva. Sottoscriviamo l’auspicio di Gaia Tortora: “Bisogna sperare che anche lì, Pd, Avs e Cinque Stelle non decidano di astenersi: in Senato l’astensione è un voto negativo”.

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